Ripartire, sì ma come? Franchi: apertura politica sul restyling, ma Commisso spinge (ancora) per uno stadio nuovo
C'è da rivedere il protocollo per gli allenamenti, mentre ricominciare il campionato sembra ancor più complicato. Burocrazia e leggi sulle infrastrutture sportive: nuove possibilità per il Franchi, ma Rocco...
C'è aria di ripartenza. Degli allenamenti, quanto meno. La Fiorentina è entrata nella 'Fase 2' da venerdì, con i primi test e allenamenti sul campo. Corse in solitaria, primi sorrisi ritrovati e primi palleggi sul terreno del centro sportivo Davide Astori. Guardare oltre, però, resta ancora complicato.
Dal 18 maggio dovrebbero ritornare gli allenamenti di squadra, ma ancora vanno sciolti gli ultimi dubbi: "Il Comitato Tecnico Scientifico conferma la linea della prudenza sinora seguita dai ministeri competenti", hanno fatto sapere il ministro della Salute Speranza e il 'collega' dello sport Spadafora.
La Figc dovrà adesso fare i "doverosi adeguamenti del Protocollo in modo da consentire la ripresa in sicurezza degli allenamenti di squadra a partire dal 18 maggio“. "In caso di positività, tutta la squadra dovrà osservare la quarantena.
I medici dei club dovranno prendersi tutte le responsabilità per far rispettare le regole. I tamponi e i test per i giocatori non dovranno essere fatti a discapito dei cittadini. Se tutte queste indicazioni verranno rispettate, il 18 potranno riprendere gli allenamenti“, ha aggiunto poi Spadafora.
Un protocollo che riguarda solo la fase degli allenamenti, appunto, mentre sulla ripresa del campionato ci sono ancora grandi nuvoloni. TANTI DUBBI. Il primo, enorme, punto interrogativo riguarda un'eventuale positività 'in corsa' di un giocatore.
La squadra andrebbe in quarantena, così come le eventuali avversarie affrontate nei giorni precedenti al contagio. Slitterebbe così nuovamente, in pratica, tutto il campionato. Il 'rischio zero' di contagio non esiste, perché le squadre (giocatori, staff, magazzinieri, operatori delle strutture di allenamento e alberghiere) sarebbero comunque costrette a spostarsi e ad avere dei contatti.
Basta pensare alla Fiorentina (come altre 10 società di Serie A), che non ha foresteria all'interno del centro sportivo e dovrebbe per forza 'appoggiarsi' ad una struttura alberghiera della città. Non solo, ai giocatori (e a tutto il gruppo squadra sopra citato) verrà chiesto di isolarsi completamente dal mondo e dalle famiglie per altri due mesi, dopo il lockdown: in molti (anche tra i calciatori stessi) non ci stanno, e oltre ai giocatori super-pagati c'è anche da pensare ai dipendenti dei club e a chi lavora in ben altre situazioni (e ad altre cifre) rispetto a chi è sotto i riflettori.
Anche la logistica andrebbe definita: qualcuno spinge per giocare in zone d'Italia meno colpite dal Coronavirus (dalla Toscana in giù, in pratica), altri club invece non vorrebbero abbandonare gli stadi di casa. LA LINEA VIOLA.
Tante incognite, insomma, che non saranno sciolte a breve. Per adesso il governo darà il via libera (?) agli allenamenti collettivi, ma per la ripresa vera e propria del campionato ci sarà un'altra partita (anche politica) da giocare.
In casa Fiorentina la volontà è quella di far ripartire il campionato, ma aspettando le direttive governative e i protocolli di sicurezza. Le perdite economiche saranno importanti, ma la società viola (rispetto ad altri club in difficoltà) resta solida. "Per fortuna che abbiamo Commisso alle spalle", ha commentato Joe Barone.
L'altra linea guida viola è di non andare a condizionare troppo la prossima stagione (che per Rocco dovrà essere quella del ritorno in Europa). Ripartire in sicurezza sì, ma non con tempi lunghissimi insomma. Altrimenti ci sarebbero (anche) ulteriori gravi perdite economiche.
Discorso che vale per tutti. SEI GIOCATORI CONTAGIATI. In più, i viola hanno vissuto da vicino il Coronavirus. Ansie, paure, malesseri. Vlahovic, Cutrone e Pezzella hanno sconfitto il virus e stanno bene, ma continuano ad essere monitorati e sono stati sottoposti a svariati test (come da protocollo).
Altri tre giocatori sono adesso positivi, stanno bene ma (in attesa e nella speranza che guariscano presto) non potranno tornare ad allenarsi a breve. Qualcuno è uscito dal tunnel del virus dopo 15-20 giorni, altri anche dopo 30-40.
Insomma, se anche si decidesse di ricominciare il campionato (magari dal 10-14 giugno, come immaginato dai vertici del pallone italiano), è chiaro che le condizioni tra le squadre non sarebbero paritarie. Vale per la Fiorentina, così come per la Samp e le altre società che hanno avuto dei contagi.
CONTRARI AI 5 CAMBI. Anche perché si giocherebbe ogni 3 giorni, sotto il caldo estivo, a condizioni quasi proibitive anche per super atleti stra-pagati che pure non possono aver avuto una preparazione fisica adeguata. A tal proposito, Joe Barone ha fatto sentire la voce viola sulla possibilità delle 5 sostituzioni nell'arco di una partita (approvata dall'Ifab, ma la Lega deve ancora decidere se recepire le modifiche al regolamento o meno): "Siamo contrari a cambiare le regole di un campionato già iniziato, sarebbe tutto un altro torneo".
Chiaro che una decisione simile avvantaggerebbe le rose più ampie e competitive rispetto alle altre, cambiando in corsa regole e strategie. TASK FORCE E NUOVE LEGGI. Senza calcio giocato, intanto, continua a tenere banco il tema stadio.
Questione che a Firenze va avanti da decenni. Commisso è pronto ad investire, ma se per la Mercafir i discorsi sono naufragati dopo mesi di confronti, per l'ipotesi di realizzare un nuovo impianto fuori dal Comune di Firenze aspetta ancora certezze su tempi, costi e gestione.
I suoi tre punti fermi messi sul tavolo fin da subito. Una partita che andrà avanti ancora, perché Rocco sa che dallo stadio passa un nodo fondamentale per il futuro. "Ma non aspetterò 10 anni", ha sempre ripetuto. Nel frattempo, Joe Barone è alla testa di una task force per cambiare le leggi per le infrastrutture sportive a livello italiano, e anche nel mondo politico qualcosa si sta muovendo.
Soprattutto, però, per il restyling del Franchi. La prima idea, in fondo, che aveva avuto Commisso al suo arrivo a Firenze. Una riqualificazione dell'intera area per una sorta di 'cittadella dello sport', con aree commerciali annesse.
Salvo poi scontrarsi con i vincoli della Soprintendenza. FRANCHI O NUOVO STADIO. Il sindaco Nardella e la parlamentare Di Giorgi si stanno muovendo a livello politico per snellire le procedure e favorire una ristrutturazione degli stadi.
Che spesso, come nel caso del Franchi, sono considerati monumenti storici e architettonici, ma che necessitano di manutenzioni strutturali per non cadere a pezzi. "Vogliamo uno stadio nell'area metropolitana di Firenze", ha però detto in maniera precisa Barone qualche giorno fa.
Concetto ribadito poi anche da Commisso:"Fare lo stadio in periferia è una possibilità. Campo di Marte quando è stato costruito lo stadio era campagna, magari tra 100 anni Campi Bisenzio farà parte di Firenze". Insomma, da una parte la politica spinge per agevolare la ristrutturazione del Franchi, dall'altra Commisso spera ancora di poter costruire uno stadio nuovo.
Situazione in evoluzione.



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