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Rigori, espulsioni, errori: il Var parte subito a mille. Il caso più controverso a Inter-Fiorentina

Come riporta il Qs-La Nazione, il bilancio è semplice: cinque partite su dieci, la metà esatta, hanno visto protagonista il Var, la grande novità dell’anno. Una novità alla quale lo stesso designatore Rizzoli ha dato grande importanza, mettendo praticamente più arbitri internazionali davanti alle tv piuttosto che in campo.

E’ il caso di Guida, designato come assistente per la gara di San Siro, che ha creato però i maggiori problemi. In tre di queste cinque partite il contributo della cosiddetta «moviola in campo» è stato importante e positivo: un rigore non visto (quello di Alex Sandro) è stato assegnato dopo l’esame delle immagini tv, il cosiddetto on field review; una espulsione è stata comminata solo dopo il riesame dell’azione alla tv (Ceccherini in Crotone-Milan) e un gol già assegnato è stato confermato come valido in Verona-Napoli dopo la visione delle immagini.

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Fin qui dunque tutto bene. Complessivamente si sono evitati due errori importanti ed è stata confermata una decisione giusta. In Bologna-Torino i problemi sono stati due: l’interruzione per problemi tecnici del collegamento tra l’arbitro e il Var, che per un quarto d’ora ha costretto il quarto uomo a comunicare con un anacronistico walkie-talkie e successivamente l’errore di Massa che ha bloccato un’azione (poi conclusasi col gol del Torino) quando il Var successivamente avrebbe invece potuto dimostrare che non si trattava di fuorigioco, ma di retropassaggio di Destro.

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Errore dell’arbitro quindi, non della nuova tecnologia.

Il caso più controverso però è arrivato durante Inter-Fiorentina. Tagliavento era partito bene: dopo aver assegnato il rigore per fallo di Astori su Icardi al 6’ ed essersi sentito confermare da Guida (il collega alla tv) che la decisione era corretta, nella ripresa ha deciso di non rivedere l’azione controversa del contatto tra Miranda e Simeone in area, che a migliaia di spettatori tv a casa era sembrata chiaramente da rigore.

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A Tagliavento è bastato il cosiddetto silent check, ovvero la conferma della decisione da parte dei colleghi, senza vedere personalmente le immagini come successo per Juve-Cagliari.

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