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Repubblica - Toni: «Palladino non si è voluto snaturare, ma contro i campioni è dura. Nuove regole nei vivai, serve una guida come Baggio»

Le dichiarazioni dell’ex centravanti viola sul calcio italiano 

L’ex attaccante della Fiorentina, Luca Toni, ha parlato a La Repubblica:  «La differenza nei valori tecnici è ampia. Palladino non ha voluto snaturare il suo gioco, con questi duelli uomo su uomo a tutto campo. Ma contro campioni come quelli del Bayern diventa dura»

ITALIANE IN EUROPA. «Dovrebbe farci riflettere il rendimento europeo complessivo delle italiane. La serie A è in difficoltà. Il confronto con le corazzate è duro, siamo distanti. Le due finali dell'Inter ci hanno illuso, ora siamo tornati alla realtà».

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RIMPIANTI. «L'Atalanta è quella che ne ha di meno. Il 6-1 è pesante, ma non può esserci paragone con il Bayern. Non mi è piaciuto il Napoli. Ha avuto tanti infortuni, va bene, ma ha buttato via partite che doveva vincere. Per Conte è stata una brutta Champions»

DOVE NASCE LA CRISI. «Bisognerebbe curare di più i settori giovanili. Ci sono poche strutture per i bambini. E alcune regole sbagliate. Ad esempio, non ci sono più vincoli per i ragazzi dai 12 ai 18 anni: possono cambiare squadra ogni stagione. Mio figlio Leonardo ha 12 anni, gioca nel Sassuolo, potrei portarlo tra un po' da un'altra parte, e così tu società che hai investito su di lui ti ritrovi senza nulla in mano. Il rischio è che si apra anche un mercato delle famiglie: ti do 5mila euro se porti tuo figlio da me, e viceversa. Così si rovinano i bambini». 

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ISTRUTTORI. «Molti allenatori non sono abbastanza preparati. E lo capisco: vengono pagati poco, sono costretti a fare altri lavori. Non è una questione di passaggi in verticale o orizzontale: ci deve essere sia l'allenatore che punta sugli uno contro uno sia quello che fa tattica. Devono saper insegnare». 

RIFORME. «E infatti il tennis è ben organizzato. Nel calcio Baggio aveva fatto un programma di rilancio e neanche è stato preso in considerazione. Le riforme le fa chi non ha mai giocato. Ci devono essere figure politiche, ma vanno affiancate da qualcuno che conosce il pallone: chiama Maldini, chiama Baggio. Altrimenti continueremo a far ridere».

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