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Repubblica – Quante partite giocherà Kean prima di fine stagione? Guai anche fuori dal campo

La tibia, l'influenza e la rissa verbale con un content creator. Le Iene a Firenze, i tifosi chiedono di stringere i denti

In dubbio anche per Lecce, con un infortunio alla tibia che sembra un calvario da cui diventa difficile uscirne, immaginando un ritorno in campo e una condizione decente per il finale di stagione. Moise Kean continua a essere un problema in casa Fiorentina e dopo aver saltato entrambe le gare con il Crystal Palace, privando i viola del suo giocatore più pericoloso e del suo miglior cannoniere, anche la sfida di lunedì in Salento diventa un rebus. Così scrive La Repubblica.

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I TIFOSI. Con sei sole gare da disputare gli interrogativi su quante partite potrà giocare Kean fino a fine stagione restano aperti. Se al Viola Park c'è amarezza per l’impossibilità di schierare l’attaccante nella doppia sfida contro il Crystal Palace in Conference, in città c'è la rabbia e la delusione dei tifosi. Vogliosi di vedere un Kean protagonista nonostante il dolore, pronto a sacrificarsi per la squadra in un momento decisivo della stagione, come accadeva in passato a Batistuta

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ANCHE FUORI DAL CAMPO. Giovedì poi Moise non ha seguito dal vivo la buona prova dei compagni perché colpito da un attacco febbrile, un ulteriore complicazione di un periodo non felice. E, per non farsi mancare niente, anche extracampo le cose non procedono per il meglio. Nei giorni scorsi Kean si era reso protagonista di uno scambio privato — poi divenuto pubblico — sui social con il noto content creator Pengwin. Le Iene, per offrire una conciliazione hanno così organizzato a Firenze un incontro chiarificatore fra i due qualche giorno fa, incontro che però è quasi sfociato in rissa: «Ti ammazzo di botte. Ti atterro. Ti anniento fra’» ha detto inizialmente Kean a Pengwin, salvo poi chiedere scusa per il brutto gesto: «Non so no stato di esempio perché ci sono tanti ragazzi che mi guardano e di si curo non è stata una scena bella, ma dovete capire che anche noi stiamo male per l’eliminazione». 

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