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Repubblica - Nessun applauso per la missione salvezza. La dura stagione dei tifosi viola

Con il Genoa niente festa, solo indifferenza. E un monito per il futuro

Sul campo novanta minuti per conquistare aritmeticamente la salvezza, sugli spalti novanta minuti da vivere per chiudere il prima possibile una stagione da dimenticare. Iniziata con grandi proclami, scivolata via tra la paura della retrocessione — e con annessa contestazione — e finita nell’indifferenza di chi non vede l’ora di voltare pagina. Il Franchi si prepara così a Fiorentina-Genoa, con un tifo freddo e poco incline ai festeggiamenti. Così scrive La Repubblica.

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ATTEGGIAMENTO. Per un traguardo, la salvezza, vissuto come il minimo sindacale di una squadra e di un gruppo di giocatori da cui tutti si aspettavano di più in termini di risultati certo, ma anche di atteggiamento e attaccamento alla maglia. Ci saranno intorno ai 20mila spettatori. Ma non ci sarà particolare entusiasmo. Nessun applauso, nessun coro di incitamento ma soltanto indifferenza. 

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TREGUA E FUTURO. La Fiesole ha provato a usare tutte le armi possibili per scuotere un gruppo che in realtà a tratti sembrava viaggiare in direzione opposta al sentimento della gente. Si è passati alla contestazione feroce post Lecce ai cori “Se andiamo in B vi facciamo un c..o così” uniti a discorsi alla squadra al Viola Park durante la prima parte di stagione, al patto con il megafono di Bergamo con Dzeko a chiedere aiuto ai supporters, fino all’incitamento del 2026. Una tregua che ha portato la Fiorentina fuori dalla zona retrocessione ma che non ha evitato altre brutte figure, non digerite dai tifosi, come il 3-0 di Londra con il Crystal Palace di fronte a più di 3mila sostenitori arrivati da Firenze. La rivoluzione estiva, più che per valori tecnici, sarebbe accolta positivamente dalla curva per un taglio con un gruppo non ritenuto all’altezza dei valori idonei per vestire la maglia viola. Con la società c'è stato un momento di tregua per la scomparsa di Rocco e il periodo complicato. Ma in estate tutto sarà valutato con attenzione, con l'invito sempre vivo di “tornare a fare calcio”. La garanzia può essere Fabio Paratici, uomo di calcio e direttore sportivo tanto a lungo invocato.

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