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Repubblica - Imbarcata all'Olimpico. Di nuovo la brutta Fiorentina del 2025, con il Genoa basta un punto

La squadra di Vanoli getta al vento le buone cose mostrate negli ultimi mesi e si ripropone nella versione horror di inizio stagione

Un'imbarcata, la definisce la Repubblica. Una prestazione inaccettabile, vista la tranquillità di classifica. Inaccettabile per l'atteggiamento passivo e remissivo mostrato fin dai primi minuti. Inaccettabile, perché dopo sette risultati utili consecutivi e un cambiamento vistoso sotto tutti i punti di vista il pesante rovescio sa di ritorno indietro a quella squadra fragile del 2025 e non a quella compatta del nuovo anno, autrice della risalita in campionato. La Fiorentina viene spazzata via dalla Roma, perde 4-0 all'Olimpico e torna dalla Capitale annichilita.

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NON-PARTITA. Una sconfitta non storica nel punteggio ma significativa nella sostanza di un finale di stagione in cui tutti si aspettavano un qualcosa di diverso, almeno nelle motivazioni. A Roma è andata in scena una non-partita, nella quale la squadra di Vanoli ha fatto da sparring partner a una Roma in stato di grazia ma agevolata dalla non presenza dell'avversaria. Slegata in campo, senza nessun punto di riferimento offensivo e evanescente dal punto di vista della concentrazione, oltre un divario fisico e di passo eclatante a questi livelli. E di buono nel lunedì di campionato c'è solo la classifica. La sconfitta della Cremonese con la Lazio lascia i grigiorossi a nove punti di distanza dalla Fiorentina.

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POCA FIORENTINA. Per incappare nell'incubo retrocessione - a questo punto possibile solo tramite spareggio in caso di arrivo a pari punti tra Fiorentina e Cremonese - servirebbero tre sconfitte viola e altrettante vittorie lombarde. Quasi utopia, per fortuna. Detto questo Paratici, che in settimana si incontrerà con Vanoli per «fare il consuntivo della stagione e progettare la prossima», citando le sue parole nel pre-partita, dovrà lavorare molto per resettare un gruppo e un ambiente che l'anno prossimo non può più permettersi figure del genere e una sensazione di impotenza lampante in certe occasioni. Della partita, come detto, tutto può essere riassunto in un primo tempo emblematico per la sperequazione di valori. Dopo i primi dieci minuti dignitosi, la Fiorentina si sgretola al primo affondo: Mancini segna di testa l'1-0, Wesley raddoppia poco dopo, Hermoso triplica prima dell'intervallo. In mezzo tanta Roma e poca, pochissima Fiorentina, con un piano partita saltato di fronte agli eventi. Poco fraseggio, tanti inutili lanci lunghi, ritardo su ogni pallone e condizione deficitaria di tanti interpreti, Gudmundsson in primis.

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BASTA UN PUNTO. A fine primo tempo tre cambi per Vanoli, dentro Braschi che dopo due minuti dal suo debutto in Serie A colpisce un palo, offrendo l'unico zuccherino di una serata amara. Un piccolo sollievo che arriva prima del 4-0 di Pisilli e di una bella parata di De Gea su Malen, utile a evitare un passivo più pesante. Preludio al sipario che cala poi su una disfatta. Impronosticabile alla vigilia, ancora meno dopo il risultato di Cremona. Ma diventata subito chiara per l'atteggiamento dei viola. Adesso una settimana di passione, prima di Fiorentina-Genoa di domenica. Una partita che potrà consegnare l'aritmetica salvezza in caso di risultato positivo - basta anche un punto - e che potrà finalmente chiudere una stagione pessima, anticipando, nell'anno del centenario, una rivoluzione estiva che porti i viola a essere nuovamente protagonisti e non una corazzata alla deriva. Come ieri sera e come tante altre volte visto in quest'annata tremenda che ha rappresentato il punto più basso dei sette anni di presidenza della famiglia Commisso.


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