Repubblica - Il pari della discordia: tra Fiorentina e tifosi clima sempre più teso
La società soddisfatta per lo 0-0 con il Parma ma in città c’è malumore. Pronta la contestazione se i viola non vincono a Cremona
Un pareggio può sempre essere letto in due modi, come un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. E uno 0-0 casalingo contro il Parma, con un solo tiro in porta e una prova povera di ritmo e qualità, non poteva che accentuare la spaccatura che attraversa Firenze. Da una parte ci sono squadra e società, soddisfatte per un punto che permette alla Fiorentina di salire al quartultimo posto e di mettere dietro la Cremonese. Dall’altra c’è una tifoseria sempre più sfiduciata, che vede in questa prestazione l’ennesimo segnale di una stagione deludente. Così scrive La Repubblica-Firenze.
Nel post partita Paolo Vanoli ha fotografato con sincerità il momento viola: per come si è messo il campionato, anche un punto può essere considerato utile. Un pensiero condiviso anche dal club, che ha accolto il pari non con il rimpianto per una grande occasione mancata, ma come un piccolo passo in avanti dopo settimane difficili. L’uscita dalla zona retrocessione, seppur provvisoria, viene letta come un segnale positivo in una corsa salvezza che richiederà ancora pazienza e lucidità.
All’interno del Viola Park, infatti, il pareggio con il Parma è stato interpretato quasi come una lieve inversione di tendenza. La sensazione tra i dirigenti è che qualche settimana fa una partita simile la Fiorentina l’avrebbe probabilmente persa, come accaduto contro Verona, Cagliari o Lecce. Da qui la scelta di valorizzare il punto conquistato, il quartultimo posto ritrovato e la reazione dopo il ko di Udine. Tutto, però, resta inserito in un quadro generale complicato, destinato a pesare almeno fino a maggio, quando l’unico obiettivo sarà raggiungere la salvezza matematica.
Il presente, dunque, impone realismo. Niente slanci, niente illusioni, ma solo la capacità di dare valore anche ai piccoli avanzamenti, in attesa di una profonda rifondazione estiva. Una rivoluzione che dovrà riguardare non solo la squadra e l’allenatore, ma l’intero ambiente viola, chiamato a cambiare mentalità in ogni suo settore.
Non a caso, in queste settimane, gran parte del lavoro di Paratici e Goretti si è concentrato proprio sull’aspetto psicologico. La missione è stata trasformare una stagione partita con aspettative alte in una lotta concreta per restare in Serie A, dove conta soprattutto restare lucidi e compatti. Qualche effetto si è visto, ma la sensazione è che il messaggio non sia ancora stato assorbito del tutto da un gruppo che, in alcuni elementi, continua a pensare di poter vincere certe partite soltanto con una presunta superiorità tecnica, senza quella rabbia indispensabile negli scontri salvezza.
Tra i giocatori che sembrano aver compreso davvero il nuovo scenario c’è Luca Ranieri, che ha riconosciuto apertamente come questa Fiorentina non possa più essere accostata a quella costruita in passato per obiettivi più ambiziosi. È da questa consapevolezza che andrà affrontata anche la trasferta di Cremona, vista non solo come una partita da vincere a tutti i costi, ma prima di tutto come uno spareggio in cui sarà fondamentale muovere ancora la classifica.
Se dentro il club si prova quindi a cogliere gli aspetti positivi, all’esterno il clima resta teso. In città e sugli spalti il pari col Parma ha rafforzato il malcontento di una piazza logorata da mesi difficili. La Curva Fiesole, che durante la gara aveva sostenuto la squadra apprezzandone almeno un atteggiamento più combattivo rispetto alle uscite precedenti, al fischio finale ha però cambiato tono, facendo esplodere una contestazione durissima con cori eloquenti e inequivocabili.
Il messaggio degli ultras è chiaro: il piccolo passo in classifica non basta se continuano a mancare prestazioni convincenti, personalità e mentalità. Per loro, con questo atteggiamento, la Fiorentina rischia di restare impantanata fino alla fine. Due letture opposte della stessa partita, che raccontano alla perfezione il momento dei viola.
Per spegnere la tensione non serviranno più interpretazioni benevole o pareggi accolti come sollievo. A fare davvero la differenza potranno essere solo risultati più pesanti, prestazioni più solide e un cambio di atteggiamento concreto, l’unica strada per ricucire un rapporto oggi sempre più fragile con la piazza.



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