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Repubblica - Fiorentina, tempesta perfetta. Il tris del Palace condanna i viola all'impresa

3-0 per i londinesi nella gara di andata dei quarti di finale di Conference League: alla squadra di Vanoli servirà un'impresa al ritorno

Servirà un'impresa al ritorno. Per centrare la qualificazione, continuare a sognare il tanto agognato trofeo e di giocare nelle coppe europee anche nella prossima stagione. Servirà un'impresa fatta di coraggio e intensità. Quella mancata per tutta la partita in una fredda serata londinese, scivolata via in balia degli eventi. Con una sola piccola reazione a inizio secondo tempo. Servirà un'impresa, nella speranza di ritrovare giocatori essenziali per la Fiorentina. Come Kean, Solomon e Parisi, per dare imprevedibilità a una formazione apparsa troppo scontata in attacco, con le polveri bagnate e troppo flebile in difesa, con errori di concetto imperdonabili in partite così delicate. Servirà un'impresa per una missione quasi impossibile, ribaltare tre gol e una sperequazione di valori apparsi evidenti. Così la Repubblica.

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MOLLI. La Fiorentina esce con le ossa rotta da Selhurst Park, perdendo per 3-0 con il Crystal Palace nei quarti di finale di andata di Conference League. Un risultato pesante ma meritato visto l'andamento della partita, che inchioda i viola di fronte alle proprie responsabilità: una squadra molle, fragile difensivamente parlando, inconcludente davanti e con tanti giocatori non adatti a tale contesto, di gala, contro un avversario di Premier e in un clima da calcio vero. Attori, da Gudmundsson a Dodo, passando per Ndour, Fabbian e Gosens troppo fragili, spezzati via dal primo soffio di vento e trascinati giù dalle folate del Palace tra il primo e il secondo tempo, con errori da matita blu - quelli del brasiliano in fase difensiva di leggerezza, come quelli del centrocampista, autore, con il suo tiro sulla traversa, dell'occasione principale per riaprire la partita.

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DA INCUBO. Sotto gli occhi di Edoardo Bove e di Kayode, in tribuna per sostenere gli ex compagni, Vanoli sceglie la Fiorentina immaginata alla vigilia, con il solo cambio, inatteso, rappresentato da Fabbian al posto di Mandragora a centrocampo e con Dodo confermato come terzino di destra. L'avvio, alto e con ritmi da Premier, vede i viola creare la prima occasione da gol con Gosens. Ma la spinta iniziale si esaurisce presto e lascia spazio a un divario tecnico-tattico che risulta decisivo, in negativo, per la Fiorentina. E se davanti la ricetta di Vanoli, palla a Piccoli con attacco della seconda palla a rotazione di Fabbian, Gudmundsson e Harrison diventa prevedibile presto, in difesa le posizioni tra le linee di Sarr e Guessand mandano in tilt tutti i meccanismi, creando i presupposti per un primo tempo da incubo.

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TEMPESTA. Al 23', su una palla persa in uscita da Fagioli, Guessand viene travolto da Dodo: Rumsas concede un rigore piuttosto generoso, ma pienamente in linea con il regolamento moderno, che Mateta trasforma per il vantaggio. La rete scuote il Palace, che preme in versione tempesta, con una Fiorentina incapace di reagire e messa all'angolo come una zattera in mezzo al mare. Dodo, di nuovo protagonista in negativo, non sale in tempo con la linea difensiva, tenendo in gioco Munoz, che serve Mateta il cui tiro viene respinto da De Gea, ma arriva Mitchell per il 2-0. Un montante decisivo che manda gli inglesi vicini anche al terzo gol.

CONDANNA. All'intervallo una piccola scossa avviene e nei primi minuti Fabbian sfiora il 2-1 colpendo, con un rigore in movimento, la traversa da buona posizione. Poi altre occasioni per Gudmundsson e Piccoli, segnale di una verve e di un atteggiamento diverso e più positivo che però non produce l'effetto desiderato. Riaprire una partita e una qualificazione adesso più complicate che mai e da costruire a Firenze con una rimonta clamorosa. Amplificata dal 3-0 di Sarr nel recupero. Un gol che sa di condanna, quasi definitiva, e di un sogno trofeo nell'anno del centenario svanito in una ventosa serata nel sud di Londra.


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