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Quando un ciclo si crea solo sul risparmio…con le plusvalenze non si fanno buone fondamenta

Le prossime 24 ore saranno le ultime utili per riflettere su quello che è accaduto in questa sessione di calciomercato. Poi, da lunedì, parlerà il campo. La marcia di avvicinamento a Verona-Fiorentina inizierà dopo la domenica libera concessa da Pioli.

E sarà al Bentegodi che la vera stagione della Fiorentina prenderà il via. La sosta per le nazionali consentirà al tecnico viola di assestare al meglio innesti, giovani, e acquisti last minute. E perché no anche qualcosa a livello tattico.

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Poi il campo darà le sue risposte. Perché non è per forza detto che i soldi vincano le partite o facciano conquistare traguardi. Certo, aiutano. Ma è sicuramente vero che quando un progetto, o meglio un nuovo ciclo, riparte solo e soltanto all’insegna della riduzione dei costi, ed una conferenza stampa post mercato si incentra quasi esclusivamente sullo spiegare dove l’attivo verrà destinato, le premesse non sono certo idilliache.

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Ma che la Fiorentina fosse in autofinanziamento lo si era capito. Certo, il comunicato di disimpegno da parte dei fratelli Della Valle ci ha messo il carico. Qualità senza risparmio, o risparmio senza qualità? La domanda sorge spontanea.

E la risposta sta nei fatti. E cioè nel come ogni singola operazione sia stata portata avanti all’insegna dell’abbattimento dei costi fissi, cioè del monte ingaggi. Non si va più a cercare un giocatore prima di tutto per qualità e doti, ma principalmente per costi.

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E non di cartellino, perché l’estate di mercato ha portato a Firenze il secondo acquisto più oneroso dell’era Della Valle dopo Cuadrado, ovvero Simeone. Ed altri colpi tutt’altro che low cost come Hugo e Benassi. In tre 36 milioni di euro cash sborsati dalla Fiorentina per i cartellini.

Ma sugli ingaggi… su quelli i paletti sono ben più rigidi. Di fatto, con l’attivo del mercato, Corvino potrà pagarci tutto il monte ingaggi o quasi per la prossima stagione.

Politica gestionale agli antipodi rispetto a quella di chi lo ha preceduto.

Ciclo, quello, dove gli ingaggi erano schizzati verso l’alto, per esborsi a livello di cartellino molto più ridotti. Prendere un calciatore di un club più importante, magari in prestito, pagando un copioso ingaggio, per esempio in stile Micah Richards, Aquilani o Pizarro, con ingaggi superiori al milione e mezzo di euro netto ma presi a 0 non è nelle corde del dg salentino.

O meglio, non è più nella politica societaria. Meglio spendere 2 – 3 milioni cadauno per una manciata di giovani sperando che più di uno diventi un futuro prospetto importante. Magari da rivendere per farci il mercato e pagarci anche i costi gestionali.

E le fondamenta, quando si opera così, non possono essere certo considerate solide. Tanto che la Fiorentina che è nata, e che si presenta alla terza giornata con 0 punti in classifica, è ancora una grossa incognita. Ma tanto è.

L’azienda Fiorentina opera così. Adesso, a Pioli, il compito di trasformare tale filosofia aziendale in una squadra di calcio.

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