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Milan-Spal, quando Leo spiava i segreti di Montella in viola: così si diventa Semplici

A cinquant’anni Semplici è stato allievo di Montella, 43. E’ successo alla Fiorentina dove hanno condiviso un paio di stagioni lavoro: Leo, scelto dal d.s. Corvino, arrivò per primo. Montella iniziò il suo ciclo l’anno successivo.

Vincenzo in Serie A, Semplici in Primavera. Leonardo frequentava spesso il centro sportivo della prima squadra: se Vincenzo organizzava un doppio allenamento giornaliero, Semplici assisteva almeno a uno dei due. La società apprezzava un unico conduttore: dai grandi ai piccoli la filosofia di gioco doveva essere simile.

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Montella era il principale stratega: la sua squadra esasperava il concetto del gioco e del possesso palla, che Semplici e gli altri istruttori delle giovanili provavano a replicare.

Sul modulo c’era libertà: la Primavera di Leo si muoveva con il 4-3-3, Vincenzo sperimentava un modulo che oggi gli è tornato utile, il 3-5-2.

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Montella si vedeva meno sul campo di Semplici ma lo scambio di informazioni sulla crescita dei ragazzi era continuo ed evidentemente proficuo: Bernardeschi fu il simbolo dei talenti in rampa di lancio che finì per affacciarsi in prima squadra.

Il rapporto è rimasto molto cordiale anche una volta che le strade si sono divise: i due colleghi si sentono per gli auguri o per scambiarsi pareri e opinioni su qualche giocatore. Ancora una volta è più Leo a chiedere a Vincenzo.

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Ognuno con le sue idee, ma in qualcosa si somigliano.

Semplici ha seguito gli allenamenti di Montella per studiare un nuovo sistema, rubarne qualche segreto e imparare da chi aveva già frequentato la A, e ha finito per apprezzarlo anche fuori dal campo: lo stima per approccio e capacità di analisi.

Vincenzo ha ricambiato pubblicamente i complimenti: «Con Leonardo ho un rapporto splendido, sono contento di ritrovarlo in A. Devo fargli i complimenti, hanno meritato le promozioni. E’ una squadra che gioca con grandissimo ordine e compattezza, è difficile giocarci contro».

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