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Prof. Di Perri: "La Serie A può ripartire, farebbe bene agli italiani. Tifo viola, Rocco..."

Il direttore del Dipartimento Clinico di Malattie Infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino parla della possibile ripartenza del campionato

Sulla possibilità di vedere tornare a rotolare il pallone, almeno quello ricco della Serie A, parla così il professor Giovanni Di Perri, direttore del Dipartimento Clinico di Malattie Infettive presso l’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, a Tuttosport: «Se uno vuole i presupposti per tornare a far ripartire il campionato li trova.

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Il calcio non va messo eticamente di fronte a quelli che sono i problemi economici di tutti coloro che devono riaprire le loro attività. E lo dico da cittadino: quello che ha il negozio che non può riaprire e quindi incassare per andare avanti potrebbe indispettirsi di fronte ai calciatori che tornano a fare il loro lavoro.

Però in realtà il problema è un po’ diverso e attiene anche all’equilibrio emotivo di tutta la popolazione. Potrebbe essere un buon segnale identificare una modalità sicura per riaprire la Serie A, ovviamente a stadi chiusi. Questa sì che sarebbe una premessa inderogabile, almeno con il contesto attuale».

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TORNARE A GIOCARE. «Però se andiamo a pensare quale sarebbe il teatro delle operazioni, occupandoci degli attori coinvolti, con i calciatori in primis, quindi preparatori, massaggiatori, arbitri e tutte le componenti sottoposte a uno screening di idoneizzazione, per cui è verificato che hanno il tampone negativo e gli anticorpi negativi e quindi non hanno contratto in un recente passato il virus, ecco che far disputare una partita di pallone non comporterebbe rischi.

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E’ chiaro che il singolo deve dare conto delle persone con cui vive e cosa fanno. Certo è che da parte dei giocatori ci vorrà in questo senso una disciplina che a quel livello di privilegio di stipendi è da pretendere. Anche i trasferimenti solitamente già avvengono con modalità privilegiate: dai charter di aerei e treni ai pullman riservati.

Certo che bisognerebbe ridurre al massimo il contatto con personale esterno. Si riaprirebbe a un calcio visibile in televisione, in grado di dare un po’ di ossigeno al commercio di pubblicità e di diritti tv. Sarebbe anche un diversivo per gli italiani che in televisione potrebbero finalmente vedere qualcosa di leggero nelle sere del fine settimana o del mercoledì.

Si potrebbe davvero: ci sono gli strumenti per mettere questi calciatori in sicurezza e quindi farli giocare».

TIFO. «Io sono un tifoso della Fiorentina, una vita di sofferenza ma con Commisso vedo buone prospettive per il futuro: nella vita ha realizzato molto, vuole fare bene in città e sia sui calciatori che sul futuro stadio ha dato segnali importanti.

Io sono senese e a Siena odiano la Fiorentina ma ebbi un battesimo calcistico da un cartolaio che si chiamava Filiberto. Mio papà che era medico aveva visitato la sua mamma e vedendomi passare con la mia volle regalarmi un trenino dicendo “Tu sei della Lupa come contrada di Siena e della Fiorentina come squadra di calcio”.

Da bambino quando vivi certe emozioni poi non le cancelli».

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