Il derby di Prandelli: "Sousa prima osannato, ora criticato. Ritorno in viola? Lo spero"
LA TAPPEZZERIA della vita sono i colori, servono per orientarsi quando la bussola dell’esistenza sballa un po’. Ti timbrano l’anima. Il nerazzurro dell’Atalanta e il viola della Fiorentina sono l’arcobaleno di Prandelli. A Bergamo ha cominciato a giocare, poi chiuso la carriera in A.
Lì ha iniziato l’avventura in panchina, lavorando nel giacimento petrolifero di Zingonia, sede del vivaio atalantino, l’oro nero del calcio. Prandelli ha vinto scudetti con Allievi e Primavera, un Viareggio, allevando una generazione che di strada ne avrebbe fatta.
A Firenze la consacrazione da tecnico: bel gioco, Champions, il trampolino verso l’azzurro dell’Italia e un record bellissimo. Prandelli è l’unico allenatore della storia viola ad aver vinto 117 partite in tutte le competizioni. «I tifosi mi chiedono per strada quando torno alla Fiorentina...
Spero un giorno di poterlo fare...».
Atalanta-Fiorentina. «I viola stanno pagando i turni infrasettimanali e l’eliminazione in coppa. I nerazzurri sono più riposati. La Fiorentina ha tecnica e una personalità precisa. L’Atalanta attacca in profondità con 5 giocatori e ha due esterni che spingono tantissimo».
Il portoghese è sul banco degli imputati per la fase difensiva: lei aveva una Fiorentina con un reparto arretrato sempre nei primi posti, che ne pensa?
«Proverei a fare un altro ragionamento: in questo frangente il calcio italiano prova a proporre un modello di gioco offensivo, dunque i rischi per le difese aumentano. Sotto mano non ho i dati della Fiorentina, è dura esprimere un giudizio.
Poi scusate...».
Prego. «Un anno fa la Fiorentina era prima in classifica, aveva una difesa equilibrata e Sousa veniva osannato… Ora è sotto processo… Magari adesso il portoghese ha inserito più calciatori offensivi e questo ha portato più sbilanciamento».
Cesare, si rivede in questa situazione ripensando alla seconda parte della sua ultima a Firenze?
«No, è tutto diverso, anche i tempi. La verità che il calcio è questo, bastano un paio di mesi e tutto viene rimesso in discussione. Non so che pensi la società, ma la squadra col Torino, vista da fuori, ha risposto in modo compatto, a me è parsa unita.
Il club ha fatto bene a rinnovare la fiducia a Sousa».
I tifosi della Fiorentina chiedono se ci sia la possibilità di un suo ritorno, che risponde? «Quello che rispondo a loro. Non passa giorno che qualcuno in centro mi fermi e dica: ‘Cesare, ma quando torni alla Fiorentina…’.
E io ribatto: mi fate un gran piacere, non me ne sarei mai andato… Non voglio essere frainteso, chiudo qui».
Solo una cosa però: prima di finire la carriera da allenatore non sogna di vestire ancora il viola? «Certo che lo spero.
L’amore l’ho conservato, sono stati quattro anni e mezzo meravigliosi e per il domani nel pallone mai dire mai».
Con Diego Della Valle da quanto non parla? «L’ultima occasione fu la sera della finale di coppa Italia Fiorentina-Napoli a Roma.
In tribuna ci trovammo e ci salutammo normalmente. Da allora non l’ho più visto».
Bernardeschi e Chiesa sono i campioni del futuro? «Sorrido perché quando nella primavera 2014, alle porte del Mondiale, convocai Bernardeschi per uno stage a Coverciano, fui criticato perché giocava in B nel Crotone… Per me non può essere una novità, è fortissimo.
Su Chiesa ci sarebbero altre riflessioni da fare».
Tipo? «Mi sembra che nel settore giovanile viola non giocasse sempre: perché? Per fortuna non abbiamo smarrito un talento così per strada. Federico ha un carattere di acciaio che gli ha consentito di resistere ed imporsi in A.
Ha un’esplosività straordinaria, calciatore dalle doti pazzesche».
Babacar si sta perdendo… «Mi dispiace da morire, lo feci esordire a 16 anni in A all’Olimpico (27 febbraio 2010 Lazio-Fiorentina 1-1, ndr). Un mese dopo realizzò il primo gol in campionato contro il Genoa.
Allora dissi che aveva prospettive tecniche illimitate perché non gli mancava niente, a cominciare dalla personalità».
E ora? «A 24 anni deve decidersi, tocca a lui tirare fuori il temperamento. Anche se guardando il rapporto minuti giocati-gol Babacar non è messo male…».
Kalinic è un altro film.
«Attaccante moderno, mi piace tantissimo. Una generosità formidabile. Dovrebbe fare più gol».
Antognoni è di nuovo vestito di viola. «Mi ha regalato una gioia immensa perché so quello che provava: ogni volta che si parlava di Fiorentina Giancarlo serrava le labbra, per lui era un tema delicato.
Può dare tanto anche in termini di equilibrio con la città. E’ rinato, ringiovanito, pure dimagrito. Ragazzi, il calcio fa miracoli».
Sorpreso dal suo ritorno? «Sì, di sicuro: nel settembre 2006 avevo portato Giancarlo a parlare con Andrea Della Valle nella speranza che accadesse qualcosa di buono e invece non era successo nulla.
Per questo non ci speravo quasi più…».



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