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Prandelli: "A Firenze trovai una società, una città e dei giocatori uniti. Vi racconto l'addio"

Cesare Prandelli, ospite del Pentasport di Radio Bruno, ha ricordato i suoi anni a Firenze: "Trovai una società, dei giocatori e una città uniti con gli stessi obiettivi, con entusiasmo e voglia di migliorare. Inizio con la Fiorentina è stato questo quando parlai per la prima volta con i proprietari, mi dissero che volevano vedere la Fiorentina nella parte sinistra della classifica.

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Mi ricordo una presentazione con i tifosi che piangevano perché per Calciopoli eravamo retrocessi in Serie B.

Mi sentivo in dovere di restare e dissi ai giocatori che chi non se la sentiva di rappresentare Firenze in Serie B poteva andare. Il mattino dopo si presentarono tutti. Da lì partì la rimonta e anche un grande affetto con i tifosi.

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Il giocatore che mi ha reso più orgoglioso?

Jorgensen, per i valori che trasmetteva anche all'interno dello spogliatoio. Il mio rimpianto? Pazzini, decidemmo di puntare su di lui ma non rese come ci aspettavamo.

Esperienza in Nazionale? In quegli anni abbiamo avvicinato l'azzurro alla gente, andando a portare il calcio in luoghi periferici e anche disagiati.

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Spesso questo aspetto, quando si traccia una linea del mio percorso viene dimenticato ma sono contento di averlo vissuto. Alla fine della sfida con l'Uruguay avevo capito che era finito un percorso, era giusto dimettersi.

La sfida con il Bayern?

Una grande amarezza, un grande rimpianto. Ogni volta che incontro Van Gaal mi ricorda quanto giocammo bene in quelle due gare. In quell'anno perdemmo la semifinale di Coppa Italia, lì si era capito che era finito il mio tempo.

Addio con la Fiorentina?

Sono state dette tante cose, tipo che sono andato a cena con Bettega. Io non ho mai incontrato nessuno. Incontrai Cognigni, mi disse quali erano le volontà del club e che se ero più ambizioso potevo cercare un'altra sistemazione.

Non ho mai incontrato nessuno, per me c'era la volontà di proseguire. Poi mi sono ritrovato quel titolo sulla Gazzetta dello Sport. Sono tifoso della Fiorentina, non lo nego.

Della Valle? La loro idea di calcio è chiara, in attesa del discorso stadio.

Però è difficile impostare un ciclo con i giovani se ogni due-tre anni ci sono tanti cambiamenti.

Rossi? E' un ragazzo che sogna, merita di rientrare. Non ho mai capito il perché della sua reazione allora, lui sapeva di non rientrare nei 23 ma decisi di portarlo a Coverciano perché era un esempio.

Mi bastava una scusa.

Bernardeschi? L'avevo intravisto nell'anno di Crotone. Ha una capacità di corsa europea.

Fiorentina di quest'anno? Il gruppo, nonostante si sia consapevoli dell'addio di Sousa, si sta dimostrando estremamente professionale.

Chi allenerei della Fiorentina di oggi?

Sicuramente Borja Valero. E' un leader, ha una capacità di trascinare la squadra impressionante. Vede la profondità, a ridosso della porta inventa.

Chiesa? Deve migliorare nella lucidità negli ultimi metri. Mi piace il suo cambio di passo.

Europa League?

L'obiettivo è alla portata della Fiorentina, più che possibile".

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