Polverosi sul CdS-Stadio: «Fiorentina degna di Firenze? Servono standard più alti e una squadra da primi posti»
Il giornalista analizza il discorso di Commisso: «meritate rispetto» e «non penseremo in piccolo» diventano impegni concreti per il futuro viola
Nel suo editoriale sul Corriere dello Sport-Stadio, Alberto Polverosi analizza il discorso di Giuseppe Commisso, soffermandosi su due livelli: da una parte la sostanza, giudicata «interessante»; dall’altra la forma, considerata meno efficace, perché affidata a «un monologo fatto in casa» invece che a un vero contraddittorio. Secondo Polverosi, nel messaggio del dirigente viola ci sono passaggi convincenti e altri più discutibili, ma il punto centrale resta uno: capire se la Fiorentina saprà davvero trasformare le parole in un progetto all’altezza della sua storia.
Polverosi parte dal primo punto del discorso di Commisso: “Sappiamo molto bene che la Fiorentina deve avere standard più alti e ambizioni degne della storia di questo club”. Per l’editorialista, «come partenza ci siamo», soprattutto perché ripetere una stagione come quella appena conclusa sarebbe calcisticamente tragico. Il riferimento alla storia viola viene letto come un impegno importante: una storia fatta di «due scudetti, sei Coppe Italia, una Supercoppa, una Coppa delle Coppe, finali europee», ma anche di grandi campioni, «da Petrone a Julinho, Montuori, Hamrin, De Sisti, Bertoni, Antognoni, Baggio, Rui Costa, Batistuta, Toni, Mutu». E proprio qui Polverosi sottolinea il nodo: «Se il punto d’arrivo è la storia, i fiorentini devono aspettarsi qualcosa del genere».
Un altro passaggio significativo riguarda il rapporto con i tifosi: “La Fiorentina non è solo una squadra, è appartenenza, è famiglia, è Firenze stessa: orgogliosa, appassionata, esigente e piena di anima. Per questo, meritate non solo ringraziamenti, ma rispetto”. Polverosi evidenzia soprattutto quelle parole, “meritate rispetto”, perché intorno a esse, scrive, va ricostruito il rapporto tra la Fiorentina e Firenze, «finora balbettante».
Sul piano societario, Commisso parla poi della necessità di un cambiamento: “Nel momento più difficile della stagione, ho creduto che la Fiorentina avesse bisogno di un cambiamento importante e necessario nella sua organizzazione sportiva: non un piccolo aggiustamento, ma un vero passo avanti”. Da qui il ringraziamento a Fabio Paratici: “È per questo che voglio rivolgere un ringraziamento speciale a Fabio Paratici”. Polverosi interpreta questo passaggio in modo netto: se Giuseppe Commisso ha voluto così fortemente Paratici, allora dovrà anche metterlo nelle condizioni di lavorare bene, senza costringerlo a «figuracce sul mercato».
Più freddo, invece, appare il ringraziamento a Paolo Vanoli: “I miei ringraziamenti vanno anche a Paolo Vanoli, ai nostri giocatori e a ogni membro dello staff che ha continuato a lottare ogni giorno”. Secondo Polverosi, «in tutta franchezza», il grazie a Vanoli è un po’ asettico, anche perché viene messo sullo stesso piano dei giocatori e dello staff.
Ampio consenso, invece, arriva sul settore giovanile: “Congratulazioni alla nostra Primavera per aver vinto il campionato e anche per la vittoria del Viareggio. Questi non sono soltanto trofei. Sono segnali che quando un club investe seriamente sui giovani, il futuro inizia a rispondere”. E ancora: “Quando investiamo nei giovani, investiamo nella formazione di domani, nell’identità, nella continuità”. Qui Polverosi è netto: «Da condividere in pieno, la linea è giusta».
Sul tema stadio, Commisso richiama la collaborazione con il Comune per il Franchi: “Uno stadio moderno non riguarda solo mattoni e cemento. Riguarda l’orgoglio, l’appartenenza, il dare ai nostri tifosi una casa che rifletta la bellezza di Firenze e la dignità di questi colori”. Polverosi auspica che le cose vadano davvero così, ma non nasconde un dubbio: «Speriamo con tutto il cuore che finisca proprio così, ma un filo di scetticismo resta».
Il discorso si allarga poi al centenario della Fiorentina: “La storia non è qualcosa da mettere dietro a un vetro. La storia è una fiaccola che una generazione mette nelle mani della successiva. Il nostro compito non è soltanto ammirare la storia della Fiorentina, è essere degni di continuarla”. L’immagine, per Polverosi, è bella. Tuttavia osserva che finora la realtà è stata diversa, perché «questa Fiorentina» non si è quasi mai preoccupata davvero del proprio passato.
Il punto finale del discorso di Commisso è forse il più impegnativo: “Non penseremo in piccolo. I nostri sogni devono essere degni di Firenze”. Per Polverosi, questa frase non va letta come una semplice promessa, ma come un impegno preciso. E la conseguenza è chiara: una Fiorentina «degna di Firenze» non può accontentarsi. Come conclude, «la squadra che deve essere degna di Firenze è una squadra da primi posti».



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