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Polverosi sul CdS: «Presunzione o debolezza? La Fiorentina si fa rimontare e torna fragile»

Un passo indietro per la Fiorentina, mentre il Lecce rimonta e ritrova speranza: i salentini meritano il pareggio e qualcosa di più

Alberto Polverosi, sul Corriere dello Sport-Stadio, imposta il suo commento su Lecce-Fiorentina attorno a una domanda netta: «Presunzione o debolezza?». È da qui che prende forma la lettura della gara del Via del Mare, una partita che per i viola rappresenta «un passo indietro», mentre per i salentini segna «l’esatto opposto», nonostante il pareggio finale.

Nel giudizio iniziale emerge subito il doppio interrogativo: «La Fiorentina pensava di averla già vinta, di essere già salva e di aver condannato il Lecce? Forse. O forse non ce l’ha fatta, non ha retto l’urto di una squadra che stava lottando con tutta la sua forza, tutta la sua disperazione». In questa chiave, Polverosi legge il match come una prova rivelatrice soprattutto sul piano mentale.

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Nella prima parte della gara, «si era rivista la vecchia Fiorentina, quella che giocava un calcio inguardabile», anche se con una differenza rispetto al recente passato: pur giocando male, i viola non avevano concesso nulla. Poi però, quasi improvvisamente, era arrivato il vantaggio: «con le prime due uscite, sono passati con uno splendido gol, il primo in Italia, di Jack Harrison».

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Polverosi insiste molto sulla qualità della rete, descrivendola così: «Un tiro di sinistro sul secondo palo, un tiro di quelli che non si prendono nemmeno se il portiere si fa lanciare da una fionda». Per alcuni minuti, «sembrava proprio che il vento fosse cambiato al Parco Viola». La Fiorentina, pur senza brillare, dava l’impressione di essere diventata una squadra più consapevole: «sapevano cosa fare e come muoversi in ogni momento della partita»; appariva come «una squadra con una testa e buone gambe», capace di difendersi «senza affanno».

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Ma questa sensazione, osserva Polverosi, dura pochissimo. «Questa impressione ha avuto vita breve, brevissima». Nel secondo tempo la Fiorentina «è di nuovo precipitata nel suo vecchio male: tutta dietro, schiacciata da un avversario» in difficoltà realizzativa ma ancora pienamente vivo nella lotta salvezza. Qui il giudizio si fa più severo: «La squadra di Vanoli non è mai ripartita, nemmeno ci ha provato».

Il ritorno ai difetti del passato è il cuore critico del commento: «Proprio come capitava mesi fa, quando era incapace di resistere a ogni assalto. E come accadeva a quei tempi, anche stavolta è stata rimontata». Non solo: secondo Polverosi, la Fiorentina «ha rischiato di prendere anche il secondo gol», confermando una fragilità strutturale più che episodica.

L’analisi si sposta poi sui singoli e sugli squilibri dell’organico: «I problemi sono evidenti». L’autore elenca con precisione le difficoltà: «Piccoli non c’è, Gudmundsson a sinistra si sente fuori posizione e non incide nemmeno con un graffio», mentre «Ndour va su e giù, Fagioli sta rallentando, Dodo ha rallentato da tempo». A tutto questo si aggiunge il peso delle assenze: «ora le assenze di Kean e Parisi si fanno sentire».

Sul piano della classifica, Polverosi riconosce che «la classifica non preoccupa, per adesso», perché la Fiorentina conserva un margine utile, ma avverte che servirà attenzione nelle ultime giornate, visto che non tutte le avversarie avranno lo stesso livello di motivazioni o di pressione.

Sul fronte opposto, il giudizio sul Lecce è decisamente positivo. La squadra salentina «ha interrotto l’emorragia di punti», ha agganciato la Cremonese e, soprattutto, «ha capito che nonostante il peggior attacco della Serie A può giocarsela fino alla fine». È questo, probabilmente, il messaggio più incoraggiante della serata per i pugliesi.

Il dato che più colpisce Polverosi è quello sulla reazione dopo lo svantaggio: «Finora, quando prendeva il primo gol perdeva sempre (era successo 15 volte su 15), ieri ha rimontato». E la conclusione del suo ragionamento è chiara: il Lecce ha «meritato il pareggio e qualcosa di più».

In sintesi, il commento di Alberto Polverosi restituisce l’immagine di una Fiorentina ancora fragile, incapace di liberarsi del tutto dei propri limiti, e di un Lecce che, pur con tutti i suoi difetti, ha ritrovato rabbia, convinzione e speranza. Il pareggio pesa più come occasione persa per i viola che come semplice punto guadagnato dai salentini.


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