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Polverosi su CorSport: «La Fiorentina vola a bassa quota ma alza l'asticella»

Il commento di Alberto Polverosi nel giorno dopo l'acquisto di Arthur Atta e la presentazione di Fabio Grosso

Alberto Polverosi, sul Corriere dello Sport - Stadio, si sofferma su tre aggettivi: competitiva, duratura e bella. Sono quelli che Fabio Grosso ha usato nel primo giorno al «Parco Viola» per descrivere la Fiorentina che ha in testa. Il più interessante, per il giornalista, è «duratura»: significa che la squadra, una volta trovata una sua identità e un suo gioco, non verrà ricostruita ancora una volta – come accade da anni a Firenze – ma solo ritoccata e, sperano i tifosi, migliorata. Un bel cambiamento di strategia, scrive Polverosi, e non a caso Grosso ha parlato senza troppi vincoli di Kean e Fagioli come giocatori da mettere «al centro del villaggio», e ha inquadrato i tre acquisti – Viery, Dragusin e Atta – come coerenti con quella visione.

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BASSA QUOTA. Un anno fa, più o meno in questi stessi giorni, Pioli annunciava una Fiorentina in lotta per la zona Champions. Dodici mesi dopo si vola a quota più bassa e, visto quanto è successo, conviene anche alla critica attenuare toni e aspettative. Questo invito alla prudenza non impedisce però a Polverosi di sottolineare la qualità di uno dei tre acquisti di Paratici: Arthur Atta, classe 2003, francese, mezz'ala sinistra – come ha specificato lo stesso Grosso. Arriva dall'Udinese, «una delle botteghe più care d'Europa», e Polverosi ne traccia un profilo entusiasta: ritmo, visione di gioco, tempi di inserimento, tecnica eccellente, quattro assist e cinque gol nell'ultima stagione – «ma potrebbe segnare di più». Un giocatore che migliora il livello di tutta la squadra e che si inserisce nella linea indicata da Giuseppe Commisso – «dovremo costruire una Fiorentina degna di Firenze». C'è poi un altro aspetto da non sottovalutare, rileva il giornalista: se il club ha speso quaranta milioni per un centrocampista – «non un centravanti, merce più pregiata» – vuol dire che ha davvero intenzione di crescere e di alzare l'obiettivo.

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PRIMO IMPATTO. L'impatto di Grosso nel primo giorno fiorentino ha lasciato buone sensazioni, «anche se tutte da verificare». È sembrato persino un po' emozionato, e di emozioni ha parlato a lungo. Le idee sono chiare anche sul piano tattico – quattro difensori, tre centrocampisti, tre attaccanti, senza vincolarsi a schemi che escludano alternative. Arriva in una città «mondiale», scrive Polverosi, nel ventesimo anniversario della Coppa del Mondo che lui stesso – prima a Dortmund, poi a Berlino – contribuì in modo decisivo a riportare in Italia. E càpita nella stagione del centenario, «quella che non si può sbagliare». Capirà giorno per giorno, avverte il giornalista, com'è fatta la gente di una città nelle cui viscere si dimena la sua squadra. Sentirà sulla pelle le battute, dovrà ascoltare anche lui i suggerimenti del parterre – quei seggiolini alle spalle della panchina. «Bravo Grosso, t'ha fatto le scelte giuste» se andrà bene. Sennò: «Oh Grosso, cambia, 'un lo vedi che quello lì 'un si regge in piedi». Amore e ambizione, una pacca sulla spalla o due parole feroci: Firenze ha voglia di bel calcio e di risultati. E Grosso, chiude Polverosi, «va aspettato con pazienza e fiducia».

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