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Polverosi su CorSport: «La Fiorentina da trasferta vince ancora. Ma a parte De Gea e Fagioli...»

L'editoriale di Polverosi sul Corriere dello Sport - Stadio: «Tanta gente stralunata in campo, forse convinta di aver già svoltato»

A volte basta poco per vincere una partita. Alla Fiorentina sono bastati due giocatori, David De Gea e Nicolò Fagioli. Di tutti gli altri sarebbe opportuno non parlarne, scrive Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport - Stadio, visto il poco, quasi niente, che hanno dato alla squadra per conquistare la terza vittoria nelle ultime quattro trasferte. Fuori casa meglio che al Franchi, è un dato da farci un ragionamento sopra, anche perché aggiungendo pure la Conference diventano cinque vittorie su sei partite in trasferta dal 14 febbraio a ieri.

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I tre punti di Verona spingono la Fiorentina non solo oltre i propri meriti (ampiamente oltre) ma soprattutto la allontanano ancora di più dalla zona-retrocessione. Quindicesimo posto, anche il Cagliari è scavalcato. A Vanoli va riconosciuto il merito di questa faticosissima risalita, aveva preso i viola in fondo alla classifica e li ha trascinati fuori dal caos. Quanto al gioco, alla continuità di rendimento, alle certezze tecniche conviene lasciar perdere. Ieri la Fiorentina è stata in campo osservando il Verona, che avrebbe meritato perfino più del pareggio. Da una squadra che aveva vinto a Como, segnato quattro gol a Cremona e fermato l’Inter, da una squadra che finalmente stava mettendo il naso fuori dalla zona-retrocessione, era lecito aspettarsi una partita vera contro l’ultima in classifica.

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SUPER DE GEA E FAGIOLI DECISIVO. E invece la partita vera l’ha fatta solo il Verona. Tanto per rendere chiaro quanto è successo nei 90 minuti del Bentegodi bastano pochi dati: 21 tiri a 5 e 8 a 1 nello specchio della porta, 9 a 2 le conclusioni dentro l’area di rigore, 24 tocchi a 7 nell’area avversaria. Ovviamente tutto a favore del Verona, con almeno quattro palle-gol sventate da De Gea che, quando sta fra i pali, è uno dei portieri più forti della Serie A. Ma se la Fiorentina è una nemica della logica, il calcio di più. La sconfitta immeritata è il colpo di grazia per il Verona, non è la sua stagione, ora è proprio chiaro. Portiere a parte, solo un viola è stato in grado di capire la partita, Nicolò Fagioli, il migliore in campo per costruzione e conclusione, prima del gol aveva centrato la traversa nel primo tempo.

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MALE GLI ALTRI. Il problema è che intorno aveva gente stralunata, chissà, forse di nuovo convinta di aver già svoltato. Gente con una marcia sola, la prima ridotta. Facciamo dei nomi: Harrison, detto anche ‘palla indietro’, inutile sulla fascia, si è salvato (si fa per dire) solo col passaggio del gol di Fagioli; Fabbian non pervenuto; Ndour barcollante; Kean rimasto a Zenica (ha pure deviato lontano dalla porta di Montipò un tiro di Gudmundsson che forse finiva fra i pali); Gosens timido come un ragazzino al debutto; Comuzzo disorientato da Belghali; Gudmundsson altalenante, una cosa buona, un’altra meno, un’altra pessima come lo scontro finale, con espulsione annessa, con Suslov; Piccoli (schierato accanto a Kean dopo un’ora) sempre anticipato e mai capace di tenere un pallone. Ma la Fiorentina ha vinto e ha fatto un passo deciso verso la salvezza, anche se il calendario (e il non gioco) consiglia ancora prudenza. Giovedì andrà a Londra per l’andata dei quarti di Conference League contro il Crystal Palace con l’animo più leggero. In trasferta, come dicono i risultati, sta avanzando sia in campionato che in Coppa. Almeno questo...


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