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Poesio su CorFio: «Quel messaggio stonato e il bisogno di un segnale concreto»

Il commento di Ernesto Poesio alla salvezza viola: «Le parole di Commisso stonano con l'umore che si respira a Firenze»

Ernesto Poesio apre il suo commento sul Corriere Fiorentino con una citazione implicita - «con quella faccia un po' così» - per descrivere lo stato d'animo di chi ha assistito a Fiorentina-Genoa. «Che noia, che barba», scrive il giornalista: novanta minuti in cui due squadre hanno «lasciato l'agonismo negli spogliatoi», senza un sussulto, senza una giocata, nulla che potesse giustificare il prezzo del biglietto in una giornata peraltro piovosa. Il «pareggino», nota Poesio, era atteso da tutti e nessuno in campo ha nemmeno fatto finta di pensarla diversamente.

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Niente da festeggiare, dunque, in questa salvezza aritmetica: perché la salvezza, ricorda, «non è mai stata un obiettivo» - semmai lo è diventata «al colmo della disperazione» - ma solo una questione di sopravvivenza per una proprietà arrivata al settimo anno con «tante delusioni e poche gioie». Per questo, scrive Poesio, la Fiorentina è stata sommersa di fischi: erano per i giocatori, ma anche per la società, perché nessuno - «si spera» - avrà l'ardire di tirarsi fuori da una stagione disastrosa. Saggio, in questo senso, il consiglio di Gosens - «che non a caso conduce un podcast sulla psicologia» - di evitare il rito del saluto alla curva: «Non era aria». E non lo sarà, avverte Poesio, finché non arriveranno spiegazioni, assunzioni di responsabilità e segnali concreti.

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I primi passi post-salvezza, giudica il giornalista, «non sono particolarmente incoraggianti»: il club si è affidato a due post del presidente Commisso dagli Stati Uniti, nessun dirigente si è presentato ai microfoni, nessun confronto pubblico è in programma. Il «Grazie ragazzi!» arrivato dagli Usa, scrive Poesio, «stona con l'umore che si respira a Firenze» ed è stato accolto sui social «con un misto di ironia e rassegnazione». La distanza tra la Fiorentina e la sua piazza, conclude, sembra al momento «il peggior lascito della stagione». Le celebrazioni per il centenario potrebbero aiutare a ricucire lo strappo, ma solo a patto di coinvolgere la città e i protagonisti del passato - quelli che vengono «ben prima dell'arrivo di Commisso» e con cui la società «non sempre ha dimostrato di essere in buoni rapporti».

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Prima, però, c'è da avviare il cantiere per la Fiorentina che verrà, a partire dalla questione allenatore. Vanoli, nota Poesio, ha parlato di «capolavoro» e non ha nascosto fastidio per le critiche - «Questa squadra ha avuto il merito di isolarsi anche da voi», «Non vi piaccio? Non c'è problema» - ma sa bene che la sua permanenza non dipende da giornalisti e tifosi. Nessuno a Firenze, precisa, ha mancato di riconoscergli i meriti. Però, chiosa Poesio, «i capolavori da queste parti sono altri». E chi ha vinto da protagonista l'ultimo trofeo non dovrebbe mettere sullo stesso piano l'eccezionalità di una coppa con ciò che per la Fiorentina «dovrebbe invece essere scontato».


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