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Poesio su CorFio: «Il canto del cigno di una Fiorentina da rifondare o l'inizio della ripartenza?»

Il commento di Ernesto Poesio sul Corriere Fiorentino al successo a sorpresa della squadra viola in casa della Juventus

Ernesto Poesio apre il suo commento sul Corriere Fiorentino con Lorenzo il Magnifico: «Chi vuol essere lieto, sia: di doman non v'è certezza». Versi a cui il giornalista si affida volentieri per festeggiare una vittoria insperata e, per questo, «ancora più bella». Perché per un fiorentino, scrive Poesio, c'è poco di meglio che vincere a Torino contro la Juventus - accaduto solo altre sette volte in tutta la storia - e lasciare agli amici granata il compito di concludere l'opera domenica prossima, togliendo ai bianconeri l'agognata qualificazione in Champions. Troppo provinciali? «Forse sì, ma chi se ne importa». Anzi, ricorda il giornalista, è stato proprio il sentirsi «grandi» il peccato originale di questa stagione disgraziata, quello che ha creato il solco tra il club e la città.

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E allora almeno per un giorno, scrive Poesio, «è sacrosanto aprire il petto e lasciarsi andare a un bel sorriso» dopo mesi di cocenti delusioni, con la paura della retrocessione sempre presente come «una ferita che non vuol saperne di richiudersi». In una splendida giornata di primavera, senza più essere costretti a guardarsi le spalle, su Torino si è riversata «una cascata di vernice viola»: brillante, allegra, illuminata dal sole, a coprire «la seriosa tela bianconera del toscanissimo Luciano Spalletti». Ma la domanda che Poesio non elude è quella decisiva: quello di ieri è stato solo il canto del cigno di una Fiorentina da rifondare, o passerà alla storia come l'inizio della ripartenza? Perché le vittorie portano tutte tre punti, osserva Poesio, ma «non hanno lo stesso peso specifico». E quella di Torino, al termine della miglior partita della gestione Vanoli, non può che influire nella valutazione complessiva di una stagione che resta - «non potrebbe o dovrebbe essere altrimenti» - fallimentare sotto tutti i punti di vista, sportivi ed economici.

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Quanto a Vanoli, il giornalista riporta le sue parole post-partita: la speranza che la sua eventuale riconferma non dipenda solo da questa vittoria. Giusto, concede Poesio, soprattutto da parte di chi già nelle scorse settimane aveva rivendicato la meritata permanenza. Ma è innegabile, scrive, che il successo con la Juventus possa giocare molto a suo favore, rafforzando quella corrente societaria che già spingeva per evitare il cambio di panchina. Tocca ora a Paratici e Ferrari sciogliere il rebus e posare «il primo mattone della nuova Fiorentina». Nell'attesa, meglio continuare a godersi lo sgambetto alla Juventus. Perché i fiorentini, chiude Poesio, sono contradditori: «pretendono la luna, ma poi sanno anche accontentarsi di uno sgambetto purché ci sia di mezzo un acerrimo rivale». E guelfi e ghibellini, per qualche giorno, «possono perfino andare d'accordo».

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