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Pioli, tutti i motivi del fallimento nerazzurro: dalla media punti scudetto al tracollo

Come riportato da Tuttosport, Stefano Pioli ha lasciato definitivamente la Pinetina ieri pomeriggio intorno alle 17. L'ormai ex tecnico dell'Inter - e probabilmente futuro della Fiorentina - era arrivato un paio d'ore prima insieme al figlio Gianmarco (faceva parte dello staff tecnico).

Pioli ha recuperato le sue cose e ha parlato per un'ora con i tre dirigenti che martedì avevano spronato la squadra a seguirlo ancora. Ausilio, Gardini e Zanetti gli hanno spiegato cosa è cambiato nel giro di poche ore e hanno poi riparlato con la squadra prima dell'allenamento guidato da Stefano Vecchi.

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Sicuramente l'allenatore emiliano non è il primo dei colpevoli ma qualche responsabilità sul netto calo della squadra gli va comunque attribuita. Pioli termina la sua avventura all'Inter con una media punti di 1.65 in 23 gare di campionato (De Boer si era fermato a 1.23; 14 punti in 11 partite): pensare che dopo 13 incontri viaggiava a 2.38, la media più alta in un singolo campionato dall'era Mourinho in poi.

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In quel periodo - metà febbraio - la sua squadra volava, era devastante negli ultimi 25 minuti e non subiva gol (3 in 10 partite).

Tutto è filato liscio tranne gli scontri diretti, prima lacuna evidenziata: non tanto per il ko a Torino con la Juve, quanto per quelli a Napoli (3-0) e con la Roma a San Siro con sistema di gioco stravolto, più l'eliminazione in Coppa Italia con la Lazio.

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La gestione di questi match e di alcuni successivi alla sosta di metà marzo non sono piaciuti al club, così come lo scarso impiego di alcuni giocatori, in particolare Joao Mario e Gabigol, simboli della prima campagna acquisti di Suning (Pioli ha preferito dare spazio a senatori importanti per lo spogliatoio come Palacio).

In più non è passato inosservato come Pioli, nel momento di difficoltà con la squadra scarica di motivazioni per l'addio al terzo posto, abbia perso il controllo sul gruppo.

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