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Pioli-Iachini, quasi fratelli: compagni per 7 anni, stile diverso. Il rapporto con Baggio e i tifosi...

Domenica si sfideranno al Franchi, per Stefano e Beppe un incrocio tra vecchi amici. Hanno giocato insieme per 7 anni.

Nemmeno Batistuta e Rui Costa sono stati così tanto insieme: loro sei stagioni e la premiata ditta Pioli-Iachini sette, tra Verona e Firenze. Così scrive il Corriere Fiorentino. AMICI. Domenica alle 15 si sfideranno al Franchi, uno sulla panchina viola, l’altro su quella dell’Empoli.

Diversi e compatibili, amici veri, anche se con il pudore tutto maschile di non sbandierarlo in continuazione. Molto lontani nel modo di intendere il calcio, pur avendo l’identico compito di impedire prima di tutto all’avversario di far male.

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Solo che Iachini era tutto grinta e un bel po’ di interventi al limite del regolamento, mentre Pioli sembrava quasi chiedere scusa se commetteva un fallo sul centravanti. Alle loro cure erano affidate le stelle del calcio mondiale che in quei campionati brillavano in Italia, da Maradona a Van Basten.

ESPERIENZE. Si incontrano nel 1987 a Verona, Beppe ha un anno in più ed è già quotato, l’altro in tre stagioni alla Juve ha giocato pochissimo, ma nello stile dentro e fuori dal campo ha imparato tantissimo da Scirea. Il legame con Roberto Baggio, a Firenze, sarà tra le cose che conserveranno a lungo nella memoria, soprattutto Iachini, vera e propria vittima predestinata del Divin Codino.

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Succedeva infatti che in allenamento il fuoriclasse viola lo puntasse sempre, per saltarlo spesso non con un dribbling qualsiasi, ma con il tunnel, cioè il massimo dell’irriverenza. A quei tempi i campini erano aperti a tutti e fa quasi tenerezza ricordare oggi l’arrabbiatura di Beppe, che un paio di volte perse la pazienza e si mise a rincorrere Roberto.

ALLENATORI. Insieme hanno avuto sette allenatori molto diversi tra loro: Giorgi, Graziani, Lazaroni, Radice, Agroppi, Chiarugi, Ranieri e non è difficile immaginare che sia stato proprio quest’ultimo ad avergli insegnato di più per la loro futura carriera, specialmente nella gestione del gruppo.

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Loro comunque erano il prototipo del calciatore che qualsiasi allenatore avrebbe voluto avere: mai una polemica o una frase di troppo, anche quando, ma succedeva raramente, finivano in panchina. Il popolo viola ha certamente amato più Beppe di Stefano. Pioli era più dotato tecnicamente e anche più sfortunato perché avrebbe meritato la Nazionale se a Perugia nel 1990 nel ritorno della semifinale Uefa col Werder Brema non gli fosse saltato il ginocchio.

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