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Per orgoglio e per denaro caccia al sogno Europa League

Come riporta La Repubblica Firenze, per orgoglio, per dare un senso a questa stagione difficile, per onorare la memoria del Capitano, per i tifosi, per la città, per non perdesi nel vuoto di un campionato di seconda fascia e, anche, per soldi, perché quelli fanno sempre comodo.

Europa League, l’obiettivo della middle class del calcio italiano, quelli che il nostro scudetto è il sesto posto, o il quinto, ma se arriva la congiuzione astrale giusta pure il settimo. La vittoria col Napoli e quella splendida tripletta del Cholito hanno tenuto la Fiorentina in corsa.

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Tutto è ancora aperto, e la Fiorentina ci sente un casino, perché due mesi fa sembrava impossibile e tutto così lontano.

Invece Pioli ha azzeccato la partita perfetta, quella che ha dato un calcio alle ambizioni del Napoli e alle sconfitte con Lazio e Sassuolo, eventi che avevano portato tanti a ipotizzare un crollo psicologico dopo una rimonta clamorosa.

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Ma oggi restare fuori dall’Europa è una sconfitta di immagine, soprattutto per i giocatori, che nel circuito televisivo internazionale possono aumentare il fascino, il seguito, il valore e magari anche lo stipendio. Perché poi snobbare l’Europa League non ha proprio senso, né quando la giochi, né tanto meno quando la insegui.

Infatti la Fiorentina ci sente parecchio per questo traguardo, tra l’altro non facile. Certo, i soldi non sono la priorità, ma se la Champions ti cambia la vita (e anche il monte ingaggi), l’Europa degli ambiziosi misurati ha un impatto soft sui costi di gestione ma in compenso qualcosa in tasca te lo mette, soprattutto se non la fai tanto per fare, come spesso è capitato a molte italiane, attirate più dai milioni dell’Europa quella ricca, che dal premio di consolazione.

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Che però non è esattamente uno scherzo, soprattutto per un calcio che vive di autofinanziamento.

Basta pensare che il premio per la vincente è di 6,5 milioni, che sommati ai vari premi raccolti lungo la strada, portano il malloppo finale a circa 15 milioni. L’altra finalista, la perdente, ci rimette più o meno 3 milioni, prendendone 12.

È chiaro che tra una partecipazione e una finale c’è un mezzo abisso, ma visto che il calcio italiano è stato organizzato per tenere i meno ricchi fuori da qualsiasi possibilità di vittoria, è bene iniziare a pensare che vincere questa coppa potrebbe essere un obiettivo serio.

L’alternativa per i meno abbienti e potenti è la Coppa Italia, che è decisamente più a portata di mano, ma anche meno nobile di una coppa europea leggermente potenziata negli ultimi anni per dare almeno una possibilità a chi non tifa per le solite note di sperare in qualcosa di importante.

Oltre che di frequentare qualche stadio europeo e non solo gli sciancati impianti nostrani. Comunque solo arrivare al girone porta in cassa 2,4 milioni. Passare ai sedicesimi mezzo milione mentre arrivare in semifinale 1,5 milioni.

Insomma, per orgoglio e per denaro. Che sarà anche vile, ma spesso fa comodo.

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