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Pasqual: "Da Liverpool al 4-2 alla Juve, una cavalcata fantastica. Provai a tornare, ma..."

Manuel Pasqual, ex capitano viola, ripercorre su La Repubblica i suoi anni alla Fiorentina, tornando sulle stagioni con Montella che portarono i gigliati vicini alle prime in classifica: «Probabilmente eravamo ancora un po’ troppo lontani dal competere per lo scudetto ma avevamo un’ottima squadra per poter battagliare ai piani alti della classifica.

La rosa era importante ma ci mancavano alcuni elementi per avere il passo delle altre. Anche se in attacco, potevamo contare su Giuseppe Rossi e Mario Gomez».

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L'ARRIVO DI GOMEZ. «Pensavi a questo. Se la società arriva a prendere un giocatore come Gomez, vuol dire che vuole puntare alla Champions e fare cose importanti.

Ti presenti alla partenza con Rossi e Gomez, una coppia che poteva fare spavento. Si era ricreato entusiasmo intorno alla squadra, era il secondo anno di Montella e nella prima stagione con lui eravamo tornati in Europa League con una squadra completamente rifondata.

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Eravamo una squadra già molto bella da vedere. Se poi vengono acquistati giocatori importanti, l’entusiasmo viene di conseguenza».

IL 4-2 ALLA JUVE. «Dopo undici anni nella Fiorentina, di gare ce ne sono state tante. Ripenso alla vittoria sul campo del Liverpool in Champions, oppure al 3-2 all’ultimo minuto a Torino contro la Juventus.

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Il 4-2 in casa è tra i più belli, senza dubbio, anche perché affrontavamo una squadra molto forte che di solito concedeva pochissimo. E’ stata una cavalcata fantastica».

IL GOL ALL'UDINESE. Segnò all'Udinese e portò la Fiorentina in finale di Coppa Italia: «Un gol importante anche perché ci permetteva di andare in finale.

Poi ne ho fatti pochi di gol ma per qualità e tecnica è sicuramente tra i migliori. Ricordo la palla di Pizarro per Joaquin. Una palla lunga per lui: me l’ha appoggiata di testa e ho fatto gol al volo con un’esultanza molto particolare».

Perché? «Erano stati fatti da poco i lavori in tribuna, dove furono rimosse le barriere che ci dividevano coi tifosi. Siamo stati una delle prime società a farlo e a questo progetto lavorò a lungo Maurizio Francini, responsabile della sicurezza a quei tempi e adesso direttore del centro tecnico federale di Coverciano.

Insomma, gli avevo promesso a inizio stagione che in caso di gol mi sarei buttato in mezzo alla gente. Ricordo che quando segnai da una parte era felicissimo ma dall’altra anche un po’ preoccupato che succedesse qualcosa coi tifosi.

Andò tutto bene».

FINALE DI COPPA CON IL NAPOLI. «Certe partite ti restano dentro. La sconfitta sul campo fu pesante in quanto era una finale. E quando perdi una finale, specie per uno come me che aveva vinto un campionato di B e uno di C, ti resta dentro.

Doppiamente però, perché dopo una partita che viene giocata dopo un’ora con un doppio riscaldamento, con notizie all’interno dello spogliatoio che riferivano di un morto tra i tifosi, con i calciatori del Napoli che vanno sotto la curva, è chiaro che l’ambiente poi fu destabilizzato».

RIMPIANTI? «Credevo di non andare mai via da Firenze. Ricorderò sempre il giorno dell’addio, dove tutti mi hanno salutato e hanno pianto con me. Una sensazione bellissima. Ho sempre dato tutto, non ho mai mollato e vedere che la mia mentalità era entrata nel cuore della gente, mi ha fatto apprezzare quella giornata».

FINIRE LA CARRIERA A FIRENZE. «Ho provato a tornare, per fare un altro anno. Anche perché stavo bene fisicamente e potevo dare qualcosa sia in campo, magari non pienamente da protagonista, che nello spogliatoio. Potevo dare una mano anche col cambio di proprietà. Ci ho provato sia prima che dopo il closing della nuova proprietà ma la parte tecnica ha fatto scelte diverse».

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