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Nazione – La Viola di Grosso: servono ali per il 4-3-3. Summit negli USA per il budget

Riflessioni su Solomon, andranno prese decisioni su Gud e Kean. In entrata un difensore e un centrocampista

Il viaggio a New York di Fabio Paratici e Alessandro Ferrari chiarirà diversi aspetti di quel che sarà l'estate della Fiorentina. In primis dal punto di vista del budget da investire sul mercato. La scelta ormai imminente di Fabio Grosso per la panchina indirizza già qualche considerazione. Il suo marchio di fabbrica a livello tattico è evidentemente il 4-3-3, declinabile in un 4-2-3-1, scrive La Nazione.

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DIFESA. La difesa a quattro avrà quindi continuità, anche se - almeno sugli esterni – ci saranno avvicendamenti importanti. Dodo saluterà con ogni probabilità Firenze. Con lui anche Fortini. Il grave infortunio di Parisi (l'obiettivo è rivederlo in campo intorno a dicembre) impone l'acquisto di un sostituto al netto di una presenza in bilico di Gosens, che ha già detto di voler restare. Ma la società potrebbe pensaria diversamente. In mezzo arriverà un centrale esperto, con la speranza che sia un profilo che possa alzare il livello e non un comprimario dei vari Pongracic, Ranieri e Comuzzo. 

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CENTROCAMPO. In mezzo al campo l'idea è chiara: il fosforo del play e i muscoli delle mezzali. L'intoccabile Fagioli agirà ancora nel cuore della Fiorentina e un senso tattico possono averlo anche Ndour, Mandragora e Brescianini. Manca però quel giocatore in caso di completare il centrocampo. Ciò che doveva rappresentare Sohm, un anno fa. 

ATTACCO. Ma è in attacco che gli investimenti dovranno essere anche numericamente consistenti. Dopo l'epurazione degli esterni di dodici mesi fa, adesso ne vanno reperiti almeno quattro. Una valutazione è in corso su Solomon: potrebbe far comodo. Un'altra su Gudmundsson: non sembrano troppo funzionali le sue caratteristiche. Infine i centravanti. Kean e Piccoli sulla carta hanno le qualità giuste, seppur differenti. Ma se l'ex Cagliari sembra destinato a rimanere come alternativa, la partita su Moise è tutta da giocare. Il summit americano servirà per prendere una decisione anche su di lui. 

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