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Nazionale, Bonaventura cambia l'Italia e va anche vicino al gol

Jack e Barella, con i loro inserimenti contro la Macedonia, hanno portato l'Italia a giocare anche con un insolito 3-2-5

Il 4-3-3 dell'Italia è liquido come piace a Spalletti. La linea a 4 si riconosce solo in fase passiva. Per il resto, Dimarco fa il centrocampista all’altezza di Jorginho. Si balla tra un 3-4-3 e uno spavaldo 3-2-5, quando Barella e Bonaventura si alzano insieme negli interspazi del tridente.

Scrive La Gazzetta dello Sport. Comunque, un’Italia scaraventata avanti da Spalletti che prova a risolvere subito la pratica. Prima che nella testa si formino cattivi pensieri, figli di vecchi traumi. Dimarco, così avanzato, salda la sua spinta alle idee di Chiesa.

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L’associazione ad offendere dei due caratterizza l’inizio del match. Lo juventino spedisce tra i pali i primi due tiri azzurri (7’ e 16’). Nel mezzo, un gol annullato per fuorigioco a Raspadori (13’), dopo bella manovra in velocità.

Al 17’ il meritato vantaggio. Cross di Raspa sugli sviluppi di un corner, Darmian irrompe sul palo lungo e incorna il vantaggio. È una buona Italia, che pressa con passione, trascinata da un ottimo Barella. Bene anche Raspadori che fa tantissimo movimento e toglie i riferimenti ai tre gattoni di marmo della difesa macedone.

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Preziosa anche la tessitura di Jorginho e sempre acceso Chiesa. La Macedonia non è così cattiva come la ricordavamo. Resta a difendersi anche dopo lo svantaggio.

Il lob di Jannik

L’Italia fa bene a continuare a spingere l’Italia per blindare i 3 punti. Una mano di Serafimov su testa di Gatti ci consente di farlo nel modo più comodo possibile: su rigore. Jorginho torna sul dischetto romano, 734 giorni dopo l’errore contro la Svizzera.

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Allora calciò alto, stavolta saltello e mozzarella di bufala. Ma, un minuto dopo, Chiesa passa lo straccio sulla macchia e tuona in rete, al volo, un raffinato tacco di Barella. Non contento, lo Jannik juventino, al tramonto del tempo, disegna un lob da sinistra che una gamba macedone impenna e avvelena ulteriormente: 3-0 all’ora del tè.

Il c.t. Milevski reagisce con un isterico lancio di dadi: subito tre cambi. Sembrano dadi buoni, perché, dopo solo 7’, uno di loro, Atanasov, sfreccia tra Acerbi e Gatti, troppo sorpresi, e inzucca il 3-1. Reazione immediata allo schiaffo: un miracolo involontario di Dimitrievski nega il 4-1 a Bonaventura.

Tocca a Spalletti lanciare i suoi 3 dadi: Zaniolo (fischiato), Frattesi e Cristante. Escono anche il totem Chiesa, pensando all’Ucraina, e Jorginho che si porta via la sua preziosa colla tattica. Infatti, l’Italia ora appare meno compatta, la stanchezza la rende meno aggressiva.

Le maglie rosse avanzano. Un tiro di Atanasov, il dado di prima, deviato da Acerbi, finisce alle spalle di Gigio: 3-2 al 29’. Ecco, adesso la Macedonia è brutta come la ricordavamo. A scacciare la paura ci pensano i due che sono stati l’anima della notte azzurra, insieme a Chiesa.

Barella, per la spinta e Raspadori, per il movimento infinito. Bare detta per Raspa che incrocia in rete il 4-2 (36’). Al 48’ El Shaarawy, coccolato dall’Olimpico e non fischiato come Zaniolo, completa la manita e la festa su invito di Dimarco: 5-2.

Bene così.


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