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Nardella: "Parigi un simbolo per Firenze". Giani: "Quel suo regalo alla Fiesole..." (VIDEO VI.IT)

Il sindaco di Firenze e il presidente del consiglio regionale della Toscana ricordano Narciso Parigi nel giorno dei suoi funerali

Il sindaco di Firenze Dario Nardella e il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani hanno partecipato ai funerali di Narciso Parigi, che si sono tenuti nella chiesa di Santissima Annunziata. Queste le parole con le quali hanno ricordato il maestro: https://www.youtube.com/watch?v=WcmipWaOpCM NARDELLA.

"Ci sono tanti ricordi legati a Narciso. Ero riuscito con lui un rapporto intimo, di amicizia vera e questa è la cosa più bella che mi porto dentro. L'ultimo ricordo emozionante è quando sono stato a trovarlo a casa sua e mentre parlavamo si è acceso una sigaretta.

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Allora io gli ho detto: 'Narciso, lo sai che il fumo ti fa male'. Lui mi ha guardato, con quel sorriso che siamo abituati a ricordare sempre, e mi ha detto: 'Alla mia età non mi levate anche le sigarette'. Ha sempre guardato in positivo tutto, trasmettendo un'energia straordinaria.

Non ha mai cercato conflitti con nessuno anzi, a lui piaceva stare in buona compagnia e per questo ci mancherà tantissimo. È un simbolo per Firenze, non solo in Italia ma nel mondo". GIANI. "Da un punto di vista legato alla città, il ricordo più bello è legato al giorno in cui mi disse: 'Eugenio ho bisogno di parlarti'.

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Erano i giorni dell'agosto del 2002, quando avevamo ricostruito la Fiorentina, allora Florentia Viola, dopo il fallimento. Venne nel mio ufficio e mi disse: 'Oggi io so che tutto il cespite fallimentare della Fiorentina sarà trattenuto dai liquidatori.

I diritti economici dell'inno Garrisca il Vento non li ho mai dati a nessuno, e quindi non rientrano nel cespite del club. Io vorrei darli a questa iniziativa della Florentia Viola. Però non mi piace legarmi a questo o a quell'altro.

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Che dici della mia idea di assegnarli alla Curva Fiesole, l'anima autentica della tifoseria'. Costruimmo quel percorso, e oggi sento che Narciso aveva sempre quella capacità di entrare nel profondo delle cose ed esprimerlo secondo il senso dell'interesse generale di Firenze.

Come nota personale, qui a salutare Narciso c'è mio figlio Gabriele, che ha 20 anni. Ricordo che quando nacque, il primo a venire a trovare me e mia moglie in ospedale fu proprio il maestro e portò uno straordinario mazzo di orchidee viola che mia moglie ancora ricorda.

Oltre che un uomo solare, innamorato di Firenze, che guardava le cose con la serenità della persona per bene, simbolo per gli emigrati con la sua canzone che ha venduto più di 30 milioni di copie nel Dopoguerra, era un grande signore.

Di quella signorilità fatta di bontà".

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