Minotti a Zona Viola: «Fiorentina senza leader, ora voltare pagina. Sarri sarebbe un sogno»
L’ex Parma analizza la crisi viola a Zona Viola: «Il gruppo ha mancato di personalità». Su Kean: «Non è stato il leader che doveva essere»
Lorenzo Minotti, ex capitano del Parma e oggi volto di Sky Sport, è stato ospite nel format live Zona Viola, condotto da Niccolò Misul e Rocío Rodríguez: «Mi ricordo bene di aver sostenuto il ritorno di Pioli all'inizio di questa stagione, nonostante non sia per i cavalli di ritorno, ma per Stefano penso fosse diverso, per il suo legame con Firenze. Anche il mercato estivo mi era sembrato importante. M'immaginavo tutta un'altra storia, e invece abbiamo visto una squadra che non è entrata in sintonia con l'allenatore. Il gruppo poi non ha leader, manca di personalità. Vedere la Fiorentina all'inizio era inspiegabile, già dal preliminare di Conference contro il Polissja».
L'ARRIVO DI VANOLI. «Dopo l'arrivo di Vanoli c'era da risalire la china, e se la squadra ci è riuscita in campionato, ha stentato molto in coppa, cosa che le è valso quel tabellone difficile, con il Palace già ai quarti», prosegue Minotti.
FUTURO DEL CLUB. «Sono convinto che a Firenze cambieranno molte cose, ma è complicato, con tutti i giocatori che rientrano dai prestiti. Comincerei dalle fondamenta, ovvero mettere dei punti fermi, e mi auguro che la Fiorentina faccia chiarezza sulla situazione di Paratici, esplicitando che sarà lui a guidare il progetto nei prossimi anni. Chiaramente ci vorrà un confronto tra le parti, ma penso che in ogni caso Fabio ci metterà tutta la sua esperienza e professionalità».
PAZIENZA NEL RIPARTIRE. «Sarà complicato togliere le scorie di questo campionato, quindi servirà cambiare come ho detto, ma soprattutto servirà chiarezza comunicativa da parte del club, e un allenatore ambizioso. Questa è una squadra che ha dei valori di base molto più alti rispetto ai punti in classifica che ha ora. Ci vorrà comunque pazienza per ripartire».
VANOLI. «Vanoli è stato bravo a fare cose semplici per risolvere i problemi, mantenendo la stessa linea e sostenendo il gruppo, riuscendo nei primi 2-3 mesi molto difficili a non perdere l'orientamento, per poi andare in crescendo. Anche l'eliminazione dalla coppa non è stata così cocente. Comunque cambierei in panchina, bisogna voltare pagina».
PROSSIMO ALLENATORE. «La società deve scegliere bene: la rosa di nomi è interessante. Mi piacerebbe vedere Sarri, perché so che per lui venire a Firenze sarebbe un sogno, ma ha bisogno di una grande squadra. Grosso? Ha fatto un buonissimo lavoro, mi è piaciuto il suo approccio, con una società alle spalle molto seria e ben organizzata, che non ha sbagliato un acquisto, valorizzando anche i suoi giocatori. De Rossi porterebbe la sua personalità e un gioco molto riconoscibile».
IL MERCATO. «Non è semplice inquadrare la situazione della rosa. Ci vuole una base giovane per costruire un progetto di 2-3 anni. La Fiorentina sta lavorando bene con il settore giovanile. Bisognerà cambiare qualcosa in difesa. I giocatori presi singolarmente in quel reparto sono bravi, ma non si amalgamano bene. La squadra ha un portiere d'esperienza, gli serve anche un centrale d'esperienza che incarni la mentalità dell'allenatore. A centrocampo la Fiorentina ha tante opzioni, pur mancando di un mediano che faccia filtro. Credo che Mandragora e Ndour siano affidabili, così come Brescianini e Fazzini, che vedo bene nella Fiorentina di domani. Serve un giocatore che sappia fare da legante tra questi ragazzi». Continua Minotti: «In attacco è mancato Kean, che mi ha deluso e non è stato il leader che doveva essere».
LA PROTESTA DEI TIFOSI. «Penso che il disappunto dei tifosi di ieri ci potesse stare. I tifosi hanno sempre sostenuto la squadra, e a obiettivo raggiunto hanno espresso il loro malumore. Non mi piacciono gli insulti, tipo “Uomini di m***” alla squadra, che ci ha messo l'impegno. Per il resto va detto che le critiche sono meritate».
ASSENZA DI LEADER. «Quest'anno sono mancati i leader. Anche Gosens si è perso. Ci son stati troppi episodi in cui si vedeva che ognuno andava un po' per conto suo».
COMUZZO. «È un ragazzo di grandi valori ma ancora ha bisogno di esperienza. Penso sia rimasto colpito dal fatto che la Fiorentina volesse cederlo. Ha dimostrato in larga parte della stagione di non essere a suo agio e tranquillo per poter continuare la sua crescita e giocare bene. Quest'anno ha pagato molto la stagione difficile».
KEAN. «Bisogna che la società ci faccia una bella chiacchierata, e che metta alle spalle l'infortunio. Quando sta bene dà un tono diverso alla squadra. Se fossi un dirigente del club cercherei innanzitutto di capire la sua volontà e le sue intenzioni. Non ho apprezzato molto qualche suo comportamento nei momenti di difficoltà della squadra, in base al tuo valore e a quello che rappresenti dentro lo spogliatoio. Per certi versi, penso che sia molto simile al suo amico Leao, un altro che sembra prendere molto alla leggera il mestiere di calciatore».
GUD. «È un tasto dolente per me: vedendolo a Genova mi sembrava tutt'altro giocatore, determinato, che ha giocato anche da quinto a centrocampo. A Firenze l'abbiamo visto a sprazzi, con un atteggiamento che non mi è piaciuto. Mi ha deluso vederlo in alcune partite in cui sembrava girare a vuoto per il campo, come nell'andata contro il Palace. Se resterà, il nuovo allenatore dovrà essere bravo a tirare fuori il meglio di lui».


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