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Mazzarri viola: il mito di Antognoni e quell'amore disperato che partorì nemici

Tuttosport racconta il Mazzarri giovane promessa della Fiorentina, con la maglia numero 10 sulle spalle. Non arrivò mai l'esordio. E da allora...

Raccontano che facessero la fila per andare a vederlo giocare allo stadio militare.

Lui, chioma al vento, occhio ceruleo, la maglia numero 10 sulle spalle. La stessa di Antognoni al quale Mazzarri fu accostato poco dopo il suo arrivo alla Fiorentina Primavera. Dicono anche che non solo fosse bravo ma che avesse studiato così bene l'illustre collega da riuscire a imitarne se non proprio la corsa, almeno l'andatura.

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Tanto che ben presto per tutti i tifosi viola il giovane Walter diventò l'erede designato del capitano viola. Antognoni il re, Mazzarri il principe. Paragone lusinghiero per quel ragazzo di belle speranze arrivato a Firenze dal mare di San Vincenzo che già a 10 anni faceva gol, dribbling, guidava i compagni in campo.

Così scrive Tuttosport.

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IL MITO. Walter non aveva solo talento, anche grinta, tenacia, personalità, si arrabbiava dopo uno sbaglio ma anche quando non gli passavano il pallone. E se perdeva una partita soffriva e piangeva. Aveva voglia di sfondare e dimostrare il fatto suo, Firenze gli sembrò il palcoscenico ideale.

Figurarsi poi nelle vesti di erede del campione più amato. Giocava e sognava nella Primavera viola. Intanto i tifosi viola gli chiedevano di diventare il nuovo Antognoni e lui sognava e si impegnava fino all'ultima goccia di sudore, negli allenamenti era sempre tra i migliori, correva, lanciava, segnava.

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La stoffa c'era. E Walter, come gli stessi tifosi, aspettava il grande giorno. Ma quel quel paragone alla fine si rivelò soprattutto ingombrante, le aspettative si trasformarono in illusioni. Un macigno che gli impedì di spiccare il volo in viola come avrebbe voluto.

NIENTE ESORDIO. Neppure un minuto in prima squadra perché Antognoni era l'inamovibile totem. Neppure un minuto per realizzare il sogno e assaporare la gioia di esordire in Serie A con quel mitico 10 sulle spalle. Niente investitura ufficiale insomma.

Dicono che da allora Mazzarri se la sia un po' legata al dito con Firenze e la Fiorentina. E tornare da queste parti da avversario gli genera sempre una certa insofferenza. Nella sua regione natia Mazzarri ha allenato a Pistoia e Livorno, dopo aver giocato a Empoli e a Viareggio, mai nel capoluogo.

Succederà un giorno? Chissà. Qualche anno fa il suo nome circolò a lungo nell’ambiente viola per il dopo-Montella, l’allora direttore sportivo della Fiorentina Daniele Pradè lo tenne fortemente in considerazione, poi non se ne fece nulla.

Tra i tifosi viola c’è chi lo avrebbe accolto di buon grado (anche se i tecnici toscani alla guida della Fiorentina non hanno mai avuto grande fortuna), chi non gli perdonava però il caratteraccio e quella vena di risentimento spesso emersa dopo le partite disputate contro i viola, sempre tiratissime.

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