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Marco Masini su Kean: «Non mi dispiacerebbe perderlo. Sarebbe peggio dire addio a Fagioli»

Il noto cantautore e tifosissimo viola su Gud: «Con i 5 cambi uno così forte in panchina serve»

Il cantautore fiorentino Marco Masini, tifoso viola, è intervenuto a Radio Bruno commentando le notizie di attualità della sua squadra del cuore.

KEAN (E GLI ALTRI). «Vedremo a cosa porterà questa vicenda di mercato, che per me che son solo spettatore, è quasi un gioco. Ma è anche un gioco di equilibri, di contabilità: c'è da tener conto, o almeno la società ne terrà conto, dei soldi che sono già usciti. Dovessi perdere uno tra Fagioli e Kean, preferisco perdere Kean. E aggiungo: terrei Gudmundsson, che non vedrei bene nel 4-3-3 ma un uomo in grado di giocare un calcio raffinato può sempre tornarti più che utile con i 5 cambi. Tu parti con il 4-3-3, ma non sei costretto a giocarci per tutti i 90 minuti. Uno che tocca il pallone con la sua qualità serve, che trasforma i rigori con freddezza serve. Lui ha giocate importanti».

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MERCATO. «Investirei su due esterni molto forti che ti garantiscono 8-10 gol a testa e punterei su un attaccante come Pinamonti, non altisonante come nome ma affidabile, che segna con regolarità e conosce bene la Serie A. Sempre tenendo conto della situazione di Kean. Paratici è un grande uomo di calcio e penso abbia delle alternative. Tra i nomi che circolano non mi convince Pellegrino, soprattutto nelle movenze: ma questo conta poco, ce ne sono stati tanti di centravanti “sgraziati” e non belli da vedere ma molto efficaci sotto porta».

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MASTANTUONO. «È un giocatore intrigante, ibrido, che può giocare sia trequartista che esterno. Prenderlo sarebbe un ulteriore indizio sull'eventuale cessione di Gud. Come detto, avere giocatori duttili ti aiuta a cambiare in corsa. Anno scorso non potevamo cambiare in corsa, eravamo impotenti e ingabbiati all'interno di un solo modulo e pochissime opzioni per interpretarlo».

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FIDUCIA. «Credo che quest'anno si possa partire con più fiducia rispetto agli ultimi anni di smarrimenti. C'è grande fiducia per la figura di Paratici, ma non sottovaluterei il ruolo che sta avendo Joseph Commisso: meno coinvolto e apparentemente interessato alle questioni di campo e di calcio rispetto a suo padre Rocco, e forse per questo sta delegando molto di più a livello operativo e gestionale a un uomo di calcio come Fabio Paratici».

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