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Maraschi, il suo gol alla Juve entrato nella storia. Anche Montanelli stravedeva per lui

Addio al bomber del 2° scudetto della Fiorentina, oggi giustamente omaggiato dai quotidiani. La sua rete a Torino certificò il tricolore

Stadio Comunale di Torino, 11 maggio 1969: al 24’ della ripresa, su assist di Chiarugi, Mario Maraschi infila il portiere per il 2-0 che consacra la Fiorentina campione d’Italia. Quell’immagine del bomber viola esultante che corre verso i 10mila tifosi venuti da Firenze oggi è particolarmente struggente, ora che Maraschi è scomparso all’età di 81 anni.

Con lui se ne va un grande protagonista della storia viola, un attaccante versatile e moderno (capace di giocare come ala, seconda punta e centravanti) che a Firenze è stato solo per tre stagioni, ma ha lasciato il segno. Maraschi è uno degli eroi del secondo scudetto viola, quello della Fiorentina «yé-yé» guidata dal Petisso Bruno Pesaola, scrive La Nazione.

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Anche su La Gazzetta dello Sport bel ricordo di Maraschi. Riuscì a guadagnarsi la stima persino di Indro Montanelli, tifoso esigente e competente. L’11 maggio 1969 il giornalista si trovava a Parigi per seguire le elezioni presidenziali francesi, ma si prese un’ora e mezzo di libertà e ascoltò la radiocronaca di Juventus-Fiorentina, partita decisiva per lo scudetto della Viola.

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Gol di Chiarugi, raddoppio di Maraschi: Montanelli saltò dalla poltrona e, dimenticando per un attimo i grandi temi della politica internazionale, buttò giù un pezzosul titolo conquistato dalla sua amata Fiorentina, lo spedì al Corriere della Sera e poi telefonò a Gino Palumbo, allora capo della redazione sportiva.

«Quel Maraschi è davvero un fenomeno! – disse – Quanti gol ha segnato quest’anno? Quattordici, mi pare. Senza di lui non ce l’avremmo mai fatta». Per l’attaccante, originario di Lodi, Montanelli nutriva una vera e propria passione e molto si arrabbiò quando lasciò la Viola.

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Ieri Mario Maraschi, a 81 anni, ha piegato tutte le maglie indossate in carriera (non poche), le ha sistemate nell’armadio, ha salutato parenti e amici, si è coricato e ha detto basta, scrive la rosea. Attraversando lo spazio sconosciuto che porta da un universo all’altro, avrà pensato alle sue avventure, agli inizi durante i quali gli capitò di fare l’altalena tra A e B, al periodo trascorso con il Lanerossi Vicenza, a quello con la Fiorentina culminato con lo scudetto e all’epoca della Sampdoria.

Una data gli sarà tornata in mente: 17 marzo 1974, derby della Lanterna, al 90’ con la Sampdoria sotto di un gol, rovesciata e pallone all’incrocio. Emozioni infinite. Che ora riaffiorano nel momento dell’addio.

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