Vai al contenuto
×
Aggiungi come fonte preferita su Google

Mai così distanti...

Che la gestione della Fiorentina sotto la proprietà Della Valle non sia stata esente da critiche, a volte anche feroci, non è un segreto. In primis furono i guai di Calciopoli e tutto quello che generarono ad incrinare i rapporti tifo-proprietà; ma quella era una Fiorentina che regalava soddisfazioni sul campo, e ai marchigiani si riconosceva l'impegno profuso nel costruire un organico competitivo, dopo le annate di ricostruzione dalla C2.

sponsored

Successivamente, dopo che il progetto Cittadella viola a Castello non andò in porto, i Della Valle si allontanarono sempre di più da Firenze, mettendo in chiaro che senza stadio nuovo e annessa cittadella i viola sarebbero passati ad un regime di autofinanziamento, tuttora in vigore.

Da quel momento, i dissapori dell'ambiente viola sono cresciuti in maniera esponenziale.

sponsored

Ci sono state le diatribe tra gli allenatori ambiziosi da una parte (Prandelli e Montella), che pretendevano un salto di qualità per poter ambire ad obiettivi più alti, e la proprietà dall'altra, che accusava loro di falsità e negligenza.

Tali diatribe hanno diviso in due anche l'opinione pubblica, costretta a schierarsi a favore dell'uno o dell'altro fronte. Il mercato di gennaio 2016 è stata la rottura definitiva: Firenze si è pian piano spaccata in tre parti, con città, squadra e allenatore, e società sempre più distanti.

sponsored

Nel mezzo, tanti errori comunicativi: dal "Cuadrado regalo a Firenze" al "Salah mai in Italia"; dal "A gennaio non ci faremo trovare impreparati" all'inesauribile "buco di bilancio".

Infine, è arrivata l'annata 2016-17 a incrinare ulteriormente un rapporto sempre più complesso.

Una stagione già ai nastri di partenza, dopo un mercato a budget zero, valutata come annata "di passaggio". Solo che ai tifosi non interessa vivere un campionato di passaggio. Ai tifosi non interessano campionati traghettatori.

In un contesto delicato come quello che si vive a Firenze, dove vige un precario equilibrio tra società viola e tifo fiorentino, un campionato del genere potrebbe avere gravissime ripercussioni. Soprattutto, poi, se la meno interessata a offrire dei segnali ad una città stufa di questa mediocrità è proprio la società.

Che è presente ai minimi termini nelle dipartite contro Empoli e Palermo (solo Freitas a metterci la faccia). Che non prende alcun provvedimento punitivo dopo la figuraccia del Barbera; anzi, addirittura concede 48 ore di riposo a Sousa e la squadra.

Che continua a dare l'impressione di essere distante da Firenze.

E allora, ecco che arrivano le contestazioni e gli striscioni, direzionati verso tutti, nessuno escluso. Ma se l'allenatore è sicuro partente ed il gruppo di giocatori verrà rivoluzionato, la società resta.

E restano i contrasti con larga parte di tifosi della Fiorentina. Occorre un cambio di marcia nella comunicazione societaria, perché la ferita è ormai aperta e profonda. Non si può aspettare il nuovo stadio come manna dal cielo per risolvere tutti i problemi regressi, occorre agire subito.

Dimostrare di nuovo vicinanza alla città ed ai colori viola è il primo passo imprescindibile. Quasi obbligatorio. Per recuperare un rapporto ai minimi termini, ed evitare una frattura insanabile.

Aggiungi come fonte preferita su Google

Lascia un commento