Vai al contenuto
×
Aggiungi come fonte preferita su Google

Lotito: "Sfido la Juve, Scudetto in gara unica. A me non converrebbe ripartire, ma..."

Il presidente della Lazio parla di ripartenza: "Basterebbe fare i controlli a tutti, io ho 2 mila dipendenti che lavorano negli ospedali Covid, e non si è ammalato nessuno"

«Non tutti lavorano nell’interesse del sistema». Claudio Lotito parla così in un'intervista a La Repubblica. «Che succede se non riparte il campionato? Che si rischia di mandare a gambe all’aria il sistema. Alcune società stanno preparando un documento condiviso per mettere a nudo i rischi effettivi che corrono».

COME RIPARTIRE. «Mi chiamano Lotito il virologo, lo scienziato, ma alla Lazio ho una struttura eccellente. Ho già tamponi e test sierologici. E ho fatto avere le mascherine anche a qualche presidente. A Formello ho il cardiologo, l’internista, l’otorino e l’urologo, perché cose come il varicocele una volta si scoprivano al militare.

sponsored

Sono in grado di fare la sanificazione anche subito, la mia azienda lavora negli ospedali».

RIPRENDERE PER LO GIOCARSI LO SCUDETTO? «Ma se non si gioca più io sono già in Champions e risparmio quattro mensilità di stipendi. Avrei la convenienza a non giocare, ma io ragiono di sistema.

sponsored

Altri no». Idea dei play-off per assegnare il titolo? «Oggi io sono a un punto dalla Juventus, e solo per Juve-Inter che… vabbè, l’avete vista. Ma all’andata contro la Juve ho vinto 3-1 e anche in Supercoppa l’ho battuta 3-1.

E dovevamo ancora giocare il ritorno. Per equità, una squadra come l’Inter, che ha 8 punti meno di noi, o l’Atalanta, che ne ha 14 in meno, mi dica lei se devono essere coinvolte». E se ci fosse una partita secca? «Questo sì, lo accetterei.

sponsored

Ma non mi sono mai posto il problema. Ripartire comunque in parte ci penalizza. Noi avevamo fatto una scelta, ritenendo di non potercela giocare su tre fronti avevamo sacrificato l’Europa League, visto che per orari e spostamenti era la competizione più scomoda.

Così avremmo giocato una volta a settimana mentre gli altri giocavano due volte. Se si ripartisse giocheremmo tutti due volte a settimana, perderemmo un vantaggio. Ma io ragiono nell’interesse di 20 club». Perché, qualcuno non lo fa?

«Provate a incrociare le dichiarazioni con la posizione in classifica. E anche se nessuno lo ha mai detto in assemblea, nella testa delle persone c’è l’idea di bloccare le retrocessioni anche a costo di ritrovarci la Serie A a 22 squadre».

ALLENAMENTI IN GRUPPO SOLO DAL 18 MAGGIO. «E perché una data è meglio di un’altra? Ha uno studio di cui non siamo a conoscenza? Il campionato ripartirebbe a porte chiuse, ci sarebbero 70, 80, forse 90 persone oltre alle squadre: basta fare i controlli anche a loro.

Io ho 2000 dipendenti che vanno a lavorare per 1600 euro al mese nei reparti Covid. E non si è ammalato nessuno, perché ho preso per tutti mascherine Ffp3 prima ancora che scoppiasse l’epidemia, oltre a guanti, occhiali e tute.

Piuttosto, perché lo Stato ha mandato medici e infermieri negli ospedali senza adeguati presidi di sicurezza?».

STADI. Non sarebbe difficile giocare a Bergamo, Milano, Torino? «A Roma e al centro-sud non ci sono problemi, se altri stadi non sono idonei una soluzione si trova, in fondo l’estate si va in ritiro, no?».

Da come parla, si sente quasi pronto a ripartire. «A Formello ho 24 ettari, svariati campi, 12 spogliatoi diversi, 3 palestre, 3 lavanderie. E 11 macchine di sterilizzazione e lavaggio, quando le comprai mi misero una lavatrice davanti all’ufficio.

Se tra poco si potrà andare in metro, in treno, in aereo, perché non allenarsi all’aperto?».

Aggiungi come fonte preferita su Google

Lascia un commento