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Lega, Barone si prende un voto. Ma niente presidente: Cicala commissario ad acta

Fumata nera nelle prime votazioni in Lega Calcio, arriva un commissario ad acta. Il dg viola si era preso un voto, ma assemblea spaccata.

Niente presidente e spazio, dunque, al commissario ad acta. Come previsto, infatti, la prima Assemblea elettiva della serie A non ha prodotto risultati.

I club sono rimasti riuniti per non più di un’ora, con solo un quarto d’ora dedicato ad una doppia inutile votazione. Si è trattato più che altro di un atto dovuto, visto che soltanto alla terza Assemblea si passa dalla maggioranza qualificata di due terzi a quella relativa.

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Da oggi, quindi, entrerà in carica, come indicato dalla Figc, Mario Cicala - torinese classe 1941, presidente dell’Organismo di Vigilanza Figc ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati -, con il compito di traghettare la Lega all’elezione del massimo dirigente e di modificare, se lo riterrà, uno statuto che a Roma considerano fatto male.

Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio.

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UN VOTO PER JOE. Esiste pure una scadenza, ovvero il 10 marzo, pena l’arrivo di un vero commissario. Tuttavia, secondo il regolamento, gli organi di via Rosellini (dal Consiglio fino all’ad) potrebbero cadere anche prima, visto che è stato fissato un tempo limite di 45 giorni dalla prima Assemblea senza un presidente in carica.

Nella prima votazione di ieri, le schede nulle sono state 11, con altre 4 bianche, mentre Palo Dal Pino, manager del settore telco, già accostato in passato alla serie A, ha raccolto 2 voti e Joe Barone, dg della Fiorentina, uno, come Roberto Maroni, ex-presidente della Regione Lombardia, e lo stesso Gaetano Miccichè.

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Nella seconda tornata, oltre a 13 schede nulle e 2 bianche, l’ex-presidente, dimessosi lo scorso 19 novembre, ha ricevuto 5 voti. Intercettato prima dell’Assemblea, Miccichè ha provato a negare («Nessuno mi ha chiamato»), ma soprattutto ha escluso la sua ricandidatura: «Non è attuale.

Non mi sono sentito tradito da nessuno, quindi va benissimo tutto così».   PRESIDENTE FORTE. Non che ce ne fosse bisogno, ma la giornata di ieri non ha fatto che confermare la profonda spaccatura che attraversa la serie A.

«Non poteva esserci risultato differente – ha spiegato Marotta al momento di lasciare via Rosellini -. Non c'è ancora stato un confronto molto aperto tra componenti. Sicuramente siamo in una fase delicata. Occorre nominare un presidente che rappresenta comunque un forte punto di riferimento nello scenario politico italiano, laddove spesso e volentieri siamo un po' sotto considerati alla luce del fatto che rappresentiamo uno spaccato importante sia nell'ambito sociale, sia nell'ambito delle nostre contribuzioni economiche come contribuenti».

  SCADENZE.  A proposito di spaccatura, superfluo sottolineare come riguardi pure la questione diritti tv: tra i club che vorrebbero “cavalcare” l’onda di Mediapro, attirati dagli 1,3 miliardi di euro proposti dagli spagnoli, e quelli che continuano a nutrire dubbi e perplessità sulle garanzie concesse dal gruppo di Barcellona.

Guarda caso, gli schieramenti sono pressoché gli stessi di quelli che si sono creati attorno alla figura di Miccichè. E quel tempo limite di 45 giorni, indicato in precedenza, potrebbe anche essere usato strategicamente per strappare il sì a Mediapro.

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