Vai al contenuto
×
Aggiungi come fonte preferita su Google

La strana notte di Sousa. Il lento addio con la Fiorentina

Un finale già scritto, sul quale Paulo Sousa ha promesso di esprimersi soltanto a fine stagione. Per raccontare tutte le sue verità su queste due stagioni da allenatore della Fiorentina. Eppure tutto sembra già aver avuto il suo inevitabile epilogo: un addio consensuale che ha più il sapore della liberazione.

E se la società viola aveva già di fatto certificato il cambio di guida tecnica a fine stagione non esercitando l’opzione per il rinnovo di contratto, è il linguaggio del corpo dell’allenatore, ieri sera, a non aver lasciato spazio al minimo dubbio.

sponsored

Lui che aveva abituato i suoi a essere costantemente ripresi e incitati, lui che più di una volta si era volentieri concesso ai selfie a bordo campo con i tifosi, ieri sera, è rimasto sempre a sedere nella sua panchina.

Una postura inedita, mai vista nei suoi due anni di gestione nei quali, peraltro, era stato persino espulso due volte per aver superato l’area dinanzi alla panchina.

sponsored

Sono lontani i tempi dei continui dialoghi con l’esterno chiamato a percorrere la fascia davanti a lui. Sousa sceglie di restare a sedere anche ai gol (a fine partita si è giustificato dicendo di avere la febbre). L’esatto opposto di quell’esultanza seguita al gol nel recupero di Babacar, a Genova contro la Sampdoria, che sembrava riaprire clamorosi scenari di rimonta europea.

sponsored

Nel mezzo, d’altronde, il ko con l’Empoli ha cancellato qualsiasi residua speranza.

Nel corso del primo tempo Sousa non si alza praticamente mai, lo fa soltanto dopo una ventina di minuti. Babacar libera ottimamente Milic che cincischia e non assiste adeguatamente Borja Valero, Sousa schizza in piedi e vorrebbe redarguire il croato.

Lo farebbe anche in modo efficace, se tutta la tribuna non lo fischiasse immediatamente, con qualcuno che fino all’intervallo lo prende di mira ignorando la partita. Nella quale, dopo il gol di Vecino, Perisic e Icardi ribaltano il risultato.

La metamorfosi è completa: da salvatore della patria nei suoi primi mesi fiorentini a uno dei principali accusati per l’intera tifoseria.

Poco cambia nel secondo tempo, anche quando Bernardeschi e Babacar bisticciano per il rigore (poi fallito dal numero dieci) e anche quando in pochi minuti Astori, Vecino e Babacar fanno esultare lo stadio. Sousa, per la prima volta, osserva il tutto restando a sedere in panchina.

Esattamente come si fa quando si aspetta soltanto la fine di un film noioso.

Aggiungi come fonte preferita su Google

Lascia un commento