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La rivoluzione soft parte dalla panchina. Bernardeschi, accordo vicino

RISCOSTRUIRE e ripartire, facendo anche scelte coraggiose, ma difendendo i pezzi pregiati con l’ ambizione di puntare all’Europa principale? Oppure allestire una squadra di ‘mantenimento’, cercando sempre di inserire pedine funzionali a una formazione che punti comunque all’Europa (League)?

Due scuole di pensiero, in contrasto apparente tra loro, ma che hanno un comune denominatore: la scelta del tecnico. Scelta che, qualunque strada si decida di percorrere, è fondamentale. Di Francesco, indipendentemente dalla filosofia societaria descritta prima, potrebbe essere il profilo giusto anche per tentare la scalata alle posizioni di prestigio.

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Difficile che si possa pensare a una trasformazione radicale della Fiorentina (ci vorrebbero tanti, troppi soldi), ecco perché è più verosimile un rivoluzione soft. Ammesso e non concesso che le rivoluzioni possano essere leggere.

Ormai pare chiaro che le idee della società viola (e di Corvino) vadano in una direzione precisa, con Di Francesco erede designato di Sousa. Ormai il futuro dell’allenatore portoghese interessa ben poco, anche se la destinazione tedesca pare sia la più gettonata; attenzione comunque a possibili sorprese, anche eclatanti.

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LA VISITA a domicilio di lunedì pomeriggio al direttore dell’area tecnica viola non può essere un caso, nonostante la smentita da parte della società.

Semmai l’eventuale sospetto che si tratti di un depistaggio nasce dall’incredibile errore di valutazione fatto nello scegliere la ‘location’ dell’incontro cruciale per la prossima conduzione tecnica viola. Sfumature. Non saranno sfumature invece le scelte che dovranno essere fatte sui giocatori.

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Proviamo, senza pensare agli arrivi, a disegnare le destinazioni dei viola in rosa. I punti fermi saranno Astori, Chiesa, gli ultimi arrivi Saponara e Sportiello, mettendo dentro anche Bernardeschi per il quale è ovviamente necessario fare un discorso più ampio.

Fiorentina ed entourage del giocatore stanno parlando per il rinnovo del contratto e anche il nodo legata alla clausola pare essere superato (si va verso l’esclusione di questa opzione). Circa 2,5 milioni a stagione con l’estensione dell’attuale accordo che scade nel 2019.

Esteso quanto? E’ lì che si gioca la partita. A meno che non arrivi una proposta indecente e allora tutto dovrà essere per forza ridiscusso. Ma l’ottimismo che filtra spinge a piazzare Berna tra chi resta. Stesso destino per Sanchez per il quale sarà esercitato il diritto di riscatto, così come per Maxi Olivera e Cristoforo (entrambi obbligatori) e Salcedo.

PIÙ DELICATO il capitolo degli incerti, perché sotto questa voce troviamo pedine più che determinanti e amate dalla piazza.

Ecco perché vedere qui Borja Valero potrebbe sembrare un oltraggio. Però sullo spagnolo dovrà essere fatta una profonda riflessione. Che sia un idolo del popolo viola è scontato, ma il sindaco inizia ad arrivare a una quota di età sensibile.

E non lo diciamo noi, ma il futuro di Gonzalo, lontano da Firenze. Rispetto all’argentino, Borja ha il contratto che scade nel 2019, ma se arrivasse una squadra decisa a proporre un contratto più lungo, il dubbio ci sarebbe. Soprattutto se non dovesse essere cinese.

Per Vecino, invece, c’è una clausola di 25 milioni e l’interrogativo è legato a questo. Attenzione anche a Tatarusanu che con Sportiello in rampa di lancio non è intenzionato a restare come secondo. Ruolo che dovrebbe essere di Dragowski.

Su Kalinic, invece, l’ombra tedesca c’è. Così come quella inglese.

I TRE probabili partenti sono Ilicic che ha richieste dal Siviglia, deciso anche ad alzare il prezzo pur di avere lo sloveno, Badelj e Tello. Il croato già a gennaio aveva trovato un accordo con il Milan che non si è concretizzato per tanti motivi.

ma il pericolo di perderlo a zero potrebbe spingere entrambe le parti a trovare una soluzione che vada bene a tutti. Il riscatto di Tello pare un’opzione poco praticabile.

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