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La Firenze di Sarri: tra la casa della nonna, il Franchi e il mito/amico Virgili

Il ritorno al Franchi dell'allenatore della Juventus, che ricorda il passato e la passione viola. Il figlio di Pecos Bill e le giornate fiorentine...

I dolci pomeriggi a casa dei nonni, l’ozio magnifico dell’estate: che fare lì, in zona Campo di Marte? Maurizio, come tutti i bambini, inseguiva la palla ai giardini e nel centro sportivo dell’Affrico: in quel campo generazioni di fiorentini si sono sbucciate le ginocchia.

Il nuovo allenatore oggi si «battezza» da juventino nella città più distante dalla Torino bianconera. La «sua» città: a Firenze Sarri custodisce, infatti, ricordi, miti, e amici come Aurelio Virgili. È il figlio del grande Giuseppe, un Batistuta degli anni Cinquanta, tra i protagonisti del primo scudetto: il tecnico toscano recita ancora come uno scioglilingua la formazione della mitica Fiorentina del ‘56.

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Così scrive La Gazzetta dello Sport. VIOLA. Del resto, il viola ha da sempre arredato casa Sarri: «Mia mamma non era contentissima quando ho firmato per la Juve. La fede della famiglia è quella...», ha scherzato ieri. Virgili, capo di Maurizio quando lavorava in Fideuram, ricorda invece quando l’amico pendeva dalle labbra del suo babbo-centravanti: un fan emozionato davanti a una rockstar.

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Ok, Sarri è legato carnalmente anche alla provincia in cui abita, alla civiltà contadina del Valdarno, ma lì, a Firenze, c’è il suo centro di gravità: «Chi ha tentato di descriverlo in questi anni come un sempliciotto non ha capito niente.

È un uomo di cultura, ai tempi in cui lavoravamo insieme aveva clienti altissimi. Firenze è poi la sua dimensione, lui possiede l’ironia della città», aggiunge Virgili. RICORDI. I due vanno ancora spesso a pranzo in piazza Santa Croce.

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I nonni stavano in piazza Alberti: «La casa era a 500 metri dallo stadio, ho tanti ricordi intorno al Franchi, purtroppo ora vedo solo l’ultimo perché ci ho lasciato uno scudetto...», ha aggiunto il fiorentino diventato bianconero.

Con un proclama che non piacerà certo all’amico Aurelio: «Devo sostituire presto quell’ultimo ricordo con uno più positivo...».

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