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La contro-contestazione che infiamma e divide Firenze. E menomale era il tempo di stare tutti uniti

Un termine semi nuovo è pronto ad entrare nel vocabolario della recente storia della Fiorentina: contro-contestazione. Dopo i vari fair play, plusvalenza e non ci faremo trovare impreparati ecco una nuova espressione che dopo la gara del Mapei Stadium di Reggio Emilia entra di diritto nel gergo della fiorentinità.

I tifosi fischiano, contestano, e Bernardeschi prima, e Andrea Della Valle poi rispondono. Il clima è pesante per fare bene? Chissà come lo era a Roma sponda Lazio quando all’inizio di questa stagione non c’era un allenatore, c’era una squadra che voleva andare via, uno stadio vuoto, ed un presidente contestato da 10 anni.

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Ma anche sull’altra sponda romana. O ancora a Genova sponda rossoblu, o a Palermo. Fino ad arrivare a Milano sponda nerazzurra e rossonera. Tutte le piazze infuriate. Con chi ha fallito e chi ha saputo andare oltre. Insegnando anche qualcosa.

Invece a Firenze la sensazione è sempre la stessa, e che ogni sbaglio o errore sia destinato a rimanere tale senza mai poter essere da stimolo per migliorarsi. E con le esternazioni della proprietà dopo la gara di Reggio Emilia è esattamente la stessa sensazione che campeggia.

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E menomale che alla vigilia lo stesso Andrea Della Valle aveva detto “non è il momento delle polemiche, ma dello stare tutti uniti”. Invito non recepito a pieno dai pochi tifosi viola al seguito della Fiorentina, mezzi e fradici sotto il diluvio emiliano e con una sconfitta evitata solo in extremis.

Cosa dovevano fare? Applaudire i loro beniamini reduci da una figura raccapricciante al Barbera pochi giorni prima? Certo le offese sono sempre e soltanto da condannare ed evitare. Ma se Andrea Della Valle iniziasse a preoccuparsi non tanto dei 250 che erano al Mapei Stadium e contestavano, ma dei 5-10 mila tifosi che allo stadio a Firenze neanche ci vengono più?

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Spenti dentro, distrutti nell’umore da una tiritera che ha stancato anche gli addetti ai lavori. Lunga mesi, oltre un anno. Di frecciate, contro frecciate, polemiche, e mancato entusiasmo. Anche quando la Fiorentina era prima in classifica.

E le contro-contestazioni di Bernardeschi e ADV stesso non hanno certo contribuito a rassenerare lo stesso. Anzi.

Eppure le quasi 8 mila presenze al Franchi di poche ore fa per festeggiare lo scudetto delle Women’s sembrano un segnale chiaro di come la passione per la maglia viola ci sia e sia forte.

Ma come ha detto la stessa Curva Fiesole pochi giorni fa:

Uno striscione che forse meglio di tante parole gettate al vento esemplifica lo stato d’animo di una città intera. O meglio, divisa. Anche se questo è un po’ di tradizione.

Perché se è vero che il feeling tra la proprietà e larga parte della tifoseria è ormai prossimo allo zero, è anche vero che interrogarsi su chi possa subentrare ai Della Valle è già argomento di divisione. Tra chi dice vi meritate Zamparini e Preziosi, e chi ritira fuori la mitologica neve di Gubbio o le parole di Ranieri col famoso “vi meritereste 10 anni di B”.

E dire che la Fiorentina è ad oggi ancora in lotta per un posto in Europa. Ma nonostante questo criticata quasi come se fosse in lotta per la retrocessione. Il tutto dopo un anno in cui sono arrivati un sacco di eventi in ricordo dei 90 anni della Fiorentina, il rientro in società di Antognoni, ed il progetto del nuovo stadio.

Nessuno, tuttavia, pare aver ben capito il motivo di questo clima.

Né la proprietà, né la squadra, né l’allenatore, nessuno. Intanto la passione scema sempre più. Distrutta, senza sapere il perché da chi amministra la società gigliata come se fosse una s.p.a. e non come una società di calcio.

Ma questo è un tema vecchio. Sul quale però, chi oggi si interroga sul perché si sia creato questo clima, dovrebbe riflettere.

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