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Kouamé: "Sto bene, non vedo l'ora di tornare in campo. Fiorentina? Vediamo..."

L'attaccante ivoriano è ad un passo dalla Fiorentina. Tornerà in Toscana, visto che il suo percorso partì da Prato.

«Sto bene, ho già iniziato il recupero e non vedo l'ora di tornare in campo». Con la Fiorentina? «Non posso dire ancora niente, vediamo fra due giorni». Christian Kouamé risponde al telefono dopo appena uno squillo, scrive LaNazione.it.

Poche parole, non può sbilanciarsi ma lascia intuire. Il trasferimento alla Fiorentina ormai è cosa fatta e Christian non vede l'ora di tornare a due passi da «casa». Sì, perché Prato è casa sua: è qui che ha iniziato l'avventura in Italia, è qui che ha stretto legami profondi, conservando gli affetti più cari.

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LA STORIA. Otto anni fa Kouamé era un ragazzino come tanti che giocava a calcio nelle strade di Bingerville, villaggio dimenticato a sud della Costa d'Avorio. «Pensavo solo a divertirmi con gli amici, finché un giorno mi ha notato Ghislain Akassou, un procuratore sportivo della zona che ha iniziato a farmi allenare in una squadra locale, per disputare partite vere.

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È stato lui a presentarmi Paolo Toccafondi», raccontò Christian in un'intervista rilasciata a La Nazione nel 2017. Il presidente del Prato ne intuì subito il talento e lo portò in Italia, secondo la Procura in maniera illegale, aggirando le norme Fifa per il tesseramento.

Christian all'inizio era in affidamento all'ex presidente della Sestese, poi si trasferì a casa di Alessio Vignoli, segretario del Prato. E lì è nata una famiglia. «Tra me e Alessio ci sono solo dieci anni di differenza, ma per me è come un secondo babbo.

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Mi ha aiutato tanto e continua a farlo», svelò Christian nel 2017, ai tempi del Cittadella. Da allora la carriera di Kouamé si è impennata, un gol dopo l'altro. I viaggi Genova-Prato non si sono mai interrotti, anche dopo che Christian è diventato padre.

RITORNO. L'infanzia, la povertà superata con il talento e il sorriso, l'umiltà e le ambizioni. La storia di Kouamé somiglia a una favola, fino a che lo scorso novembre non si è rotto il legamento del ginocchio. L'operazione, il lungo stop, la riabilitazione e ora una voglia matta di tornare in campo per puntare ancora più in alto.

Vicino a casa, proprio dove tutto ebbe inizio.

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