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Italia, Gattuso: «Ho un Paese sulle spalle, è la gara più importante della mia carriera»

Alla vigilia della semifinale playoff tra Italia e Irlanda del Nord, il ct azzurro Gattuso ha parlato a Sky Sport

Cresce l'attesa per l'Italia, impegnata domani a Bergamo contro l'Irlanda del Nord nella semifinale playoff per il Mondiale 2026. Alla vigilia del match il ct degli Azzurri, Gattuso, ha parlato ai microfoni di Sky Sport.

Sono stati giorni intensi a Coverciano. Vedo un Gattuso sorridente: è l'umore della squadra o sta provando a trasmetterlo? 
«C'è un buon umore all'interno della squadra, devo dire che sono stati tre giorni belli. Grandissima atmosfera, domani abbiamo una partita importante, sappiamo tutti cosa ci giochiamo. È giusto arrivare domani carichi e sentire un po' di responsabilità e di tensione».

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Si gioca più con le gambe o con la testa? 
«Tutte e due. Loro fanno pochissime cose, ma credono moltissimo in tutto quello che fanno. Quando vanno in verticale, sulla seconda palla, in tutte le parti del campo la buttano dentro, vanno 'in the box'. Bisogna essere bravi, forti mentalmente, saper soffrire, stare là e quando abbiamo la palla riuscire a giocare in velocità, riuscire a portare i giocatori negli ultimi 16-20 metri e metterli in difficoltà».

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Bastoni ha avuto un'evoluzione. Recuperarlo per averlo in panchina o c'è la possibilità che giochi dall'inizio? 
«Vediamo. Merito a lui, anche Scamacca ieri ha fatto un lavoro a parte, però giustamente bisogna rispettare a livello strumentale quello che dice. C'è la voglia di questi ragazzi di mettersi a disposizione, di stringere i denti. Le valutazioni sono queste».

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Cosa dicono gli occhi dei ragazzi visto che questi momenti li hai vissuti? È la tua partita più importante da allenatore? 
«Sicuramente. Mi gioco tanto. Sono ancora giovane e ho un Paese sulle spalle. Non vi nego che in questi 7 mesi tutti i giorni sentire 'Mister portaci al Mondiale'... la pressione c'è. Però sono abituato da tantissimi anni, è ormai da una vita che faccio questo mestiere: è sicuramente la partita più importante della carriera».


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