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Il derby della rinascita: Mirallas suona la carica, balzo in classifica

Tutto e il contrario di tutto in 90': sofferenza, caos, poi cuore, orgoglio e reazione. E la classifica torna più interessante.

L’adolescenza, si sa, è età di tormenti. Pensieri, inquietudini, eccessi. Nel bene, e nel male. Dalla leggerezza all’angoscia. Un giorno ti senti invincibile e l’altro, senza capire perché, ti ritrovi bloccato da mille paure.

Questo è, oggi, la Fiorentina. Una squadra giovane, nel pieno del suo viaggio verso la maturità. Così scrive il Corriere Fiorentino. Tutto, e il contrario di tutto, nel giro di 90’, contro l'Empoli. Come con il Sassuolo. Un successo, questo 3-1, che pesa un quintale.

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Perché mancava da una vita (l’ultima vittoria risaliva al 30 settembre), perché dà una sistemata a una classifica che si stava facendo tremendamente triste e perché, soprattutto, è arrivata dopo un inizio da incubo. Era, questo, il grande punto interrogativo della vigilia.

INCOGNITA. Che Fiorentina avremmo ritrovato? Quella inguardabile dei primi 70’ di Reggio Emilia o quella capace, quando tutto sembrava finito, di trovare il pareggio? Risposta: la prima. Una squadra spenta, confusa, bloccata.

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In balia dei suoi fantasmi e incapace di liberarsene. E pensare che, per la prima volta in stagione, Pioli aveva pure cambiato modulo. Niente 4-3-3, ma un 3-4-1-2 che, a tratti, si trasformava in 3-4-2-1. Andamento lento, poche idee, e confuse.

Difficile far peggio. Non a caso, in vantaggio ci è andato l’Empoli. FATTORE-MIRALLAS. Poteva essere la mazzata definitiva. E invece no. E così, nel momento più difficile, ecco il pareggio. Assist di Simeone, e destro vincente di Mirallas.

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A proposito. Qualcuno dovrebbe prendere Pjaca, e fargli passare un pomeriggio a guardarsi la prestazione del belga. Niente di spaventoso, sia chiaro, ma una rabbia ed una determinazione che il croato farebbe bene a prendere da esempio.

Sempre che possa avere un’altra possibilità. Ora come ora infatti, pare difficile fare a meno dell’ex Everton. REAZIONE ED EUROPA. E poi la ripresa. Caos, litigi, errori incomprensibili ma, allo stesso tempo, cuore, voglia di imporsi, rabbia.

Ne son venuti fuori altri due gol. Alti, bassi, cadute, risalite. Con una domanda: sarà la (s)volta buona? Aver ritrovato i tre punti libererà le menti complesse di questi adolescenti viola? Alle prossime partite, l’ardua sentenza.

L’Europa è lì, a due punti. Nulla, considerando le otto gare senza vincere.

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