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Il blog di Ludwigzaller: Resistenze

Il 27 settembre 2002 il tribunale fallimentare di Firenze respinge la richiesta di concordato riguardante la Fiorentina. Nella decisione pesano drammaticamente le azioni degli amministratori, che sono accusati di aver aver posto in capo alla Fiorentina 120 miliardi di debiti che andavano attribuiti ad altre società di Cecchi Gori.

Incomincia così l’era a Firenze dei Della Valle, chiamati dal sindaco Domenici a farsi carico della tradizione calcistica locale, benché manchino una sede, il titolo sportivo e persino i trofei.

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Le idee di Diego della Valle sono molto chiare: la società si deve reggere sui propri ricavi e non sulle elargizioni a fondo perduto.

Occorre perciò costruire un nuovo stadio e farsi portavoce delle delle società piccole nelle assemblee di lega, in modo da giungere ad una più equa ripartizione dei diritti tv. È proprio quest’ultima battaglia a suscitare la diffidenza di chi nella Lega comanda: come Franco Carraro e Luciano Moggi.

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Nel primo campionato di Serie A, nel 2004-2005, la Fiorentina subisce una quantità innumerevole di errori arbitrali. Innocenzo Mazzini è l’uomo che si incarica di fare da tramite tra la Fiorentina e chi regge i destini del campionato.

Mazzini dà a Mencucci dei suggerimenti precisi. Diego Della Valle dovrà incontrarsi con il designatore arbitrale e dirgli: “Caro Paolo Bergamo guarda che noi forse abbiamo sbagliato però siamo la Fiorentina, siamo i Della Valle, siamo persone perbene, da voi, noi vorremmo essere tutelati”.

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E aggiunge: “Quando tu hai fatto questo basta e m’avanza, però se non lo fai ti vanno in c... . Io non ho da dirti altro. Caro buco, gli dici al tuo capo, ti telefonerà tizio”. La Fiorentina si salva, ma un anno dopo l’intrigo è scoperto, la società, benché vittima, è penalizzata.

Diego della Valle si vede costretto alle dimissioni e a nominare un presidente al suo posto.

Caduta la possibilità di cambiare gli equilibri della Lega, resta l’altra aspetto del piano sportivo dei Della Valle, la costruzione di uno stadio in un’area che viene individuata in quella di Castello, di proprietà di Salvatore Ligresti.

Forte della qualificazione Champions, nell’estate del 2008 la Fiorentina presenta un progetto e investe parallelamente 50 milioni di euro in un campagna acquisti che porta a Firenze Gilardino. Ma anche qui le cose non vanno per il verso giusto.

A novembre la magistratura inquisisce Ligresti, il sindaco Domenici e diversi membri della sua giunta (che saranno poi assolti in cassazione).

Saltati tutti i piani economici, era inevitabile che i conti sociali ne risentissero.

E questo spiega come mai già nel mercato di gennaio 2009 la Fiorentina incominci a vendere giocatori senza fare grossi acquisti ed entri poi in una relativa crisi finanziaria che si trascina nelle successive stagioni sportive.

L’ammirevole capacità di resistenza spinge i Della Valle a portare avanti, nel 2013, un progetto alternativo per lo stadio, benché decisamente meno innovativo sul piano architettonico ed urbanistico di quello originario. E non è un caso se a questo nuovo progetto si leghi l’acquisto di Mario Gomez, un segnale di rinnovate ambizioni.

A distanza di quattro anni però il progetto non è partito e se ne continua a discutere.

Nel frattempo il mondo è cambiato, niente è uguale a quel 2002 ed in questo momento il piano industriale concepito quindici anni fa rischia inevitabilmente di apparire, per una infinità di ragioni, inattuale.

In Italia fare gli imprenditori è molto difficile. La storia della Fiorentina dei Della Valle, che potrebbe presto volgere al termine, dimostra che in certi casi è addirittura impossibile, per le resistenze e le vischiosità che si incontrano.

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