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Il blog di Ludwigzaller: Controrivoluzione

Questa settimana Ludwigzaller ricorda un uomo, un allenatore, come Gigi Radice

Verso la fine dell’estate del 1973, il governo socialista cileno agonizzava. L’inflazione era altissima, i camionisti avevano indetto uno sciopero fatale per un paese con la conformazione geografica del Cile. L’11 settembre l’esercito sferrò l’attacco contro la capitale e Salvator Allende, che una famosa foto mostra con un elmetto in testa, perì nel bombardamento.

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Gigi Radice prende in mano la Fiorentina in quel contesto storico, mentre nelle scuole si discuteva del golpe in Cile, cui Nanni Moretti ha giustamente voluto dedicare il suo ultimo film. Era una società in rapido cambiamento, anche dal punto di vista calcistico.

Il prudente gioco all’italiana incominciava ad apparire muffito e antidiluviano, rispetto a quello olandese, dell’Ajax e della nazionale orange: audace, d’attacco, senza ruoli fissi in campo, collettivo. Il nuovo si contrapponeva al vecchio in forme drammatiche: Pinochet e Allende, il difensivismo italianistico e il gioco totale olandese erano concepiti come coppie di opposti.

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Senza mezzi termini, e senza quelle sfumature che avremmo apprezzato in seguito. Con un’operazione molto simile a quella poi tentata da Montella, Radice provò a esportare in Italia il calcio olandese. L’esperimento partì da Firenze e fu preceduto da una campagna acquisti coraggiosa, nel corso della quale furono ceduti vecchi campioni come Sormani, Scala e Clerici, e arrivarono i giovanissimi Speggiorin, Desolati, Caso, Guerini, che si aggiunsero ad Antognoni.

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C’erano insomma tutti gli ingredienti che rendono gli appassionati viola orgogliosi della loro squadra: un gruppo di giocatori giovani e di talento, riuniti attorno ad un nuovo progetto di gioco. I risultati diedero ragione a Gigi Radice, il quale era d’altronde il più intelligente tecnico della nuova generazione.

Andò benissimo nel girone di andata, con vittorie contro Inter (1-0), Juventus (2-0), Milan (3-2) e Cagliari (4-1), meno bene nel ritorno. Ma nell’insieme si trattò di un ottimo campionato, terminato al sesto posto, che aveva dato indicazioni importanti e aperto una strada.

Nella vita, tuttavia, agiscono spesso forze conservatrici, preistoriche, maligne, che si mettono in movimento sordamente quando c’è un cambiamento positivo in atto. Si disse che se Radice l’aveva portata al sesto posto, sicuramente la squadra valeva come minimo il terzo posto.

Che quel gioco era dispendioso e inutile. E alla fine maturò quella che ancora oggi giudico una decisione tra le più dissennate di tutta la storia della Fiorentina. Nonostante che i successi dell’Olanda ai mondiali in Germania del 1974 avessero fatto capire in che direzione andava la storia, Radice fu mandato via, e al suo posto non arrivò un allenatore capace di continuarne il lavoro, bensì l’anti-Radice, l’allenatore conosciuto per aver introdotto in Italia quel gioco all’italiana che Radice aveva combattuto.

Con lo stesso gruppo di Radice, Rocco vinse la Coppa Italia, un risultato importante, ma in campionato fece peggio, arrivando ottavo. Negli anni successivi la squadra non andò oltre un rendimento onesto ma mediocre, nonostante un terzo posto di Mazzone.

Per poi rischiare, nel 1977-78, la retrocessione. L’anno prima, col Torino, Radice aveva vinto lo scudetto. Chi ha visto ripetersi la storia al tempo di Montella sa di cosa si parla. di Ludwigzaller Nell’immagine: Pierre-Narcisse Guérin,  Il generale Henri du Vergier de la Rochejaquelin guida la Controrivoluzione nella Vandea.

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