Vai al contenuto
×
Aggiungi come fonte preferita su Google

Il blog di Ludwigzaller: Arcana

Un tempo le decisioni degli uomini potenti erano chiamati arcani del potere (arcana imperii in latino). I sovrani, ma anche l’aristocrazia di repubbliche come Venezia, decidevano nella massima segretezza: e chi divulgava prima del tempo o senza il permesso gli arcana rischiava la vita.

Di contro nelle botteghe, nelle piazze, sulle gazzette, quando incominciarono ad apparire, cioè nel Settecento, di queste strategie dei governanti si discuteva incessantemente, e si faceva di tutto per cercare di scoprirle.

sponsored

Stava nascendo una opinione pubblica sempre più esigente, e la nascita della opinione pubblica andava di pari passo con quella della democrazia.

All’idea degli arcani si sostituisce l’idea della politica come una casa di vetro. Tutti debbono sapere, e vicende come il possibile impeachment di Trump lo dimostrano, così come la pratica americana di rendere pubblici tutti i documenti segreti trascorso un certo numero di anni.

sponsored

In Italia, incidentalmente, non si fa, e dunque a stento sappiamo cosa è accaduto a Portella della Ginestra ma ignoriamo le carte di Piazza Fontana.

Ancora in arcana sono invece le decisioni che si prendono nelle società di calcio.

Trapela poco di quel che accade nelle segrete stanze, e d’altronde la cosa è comprensibile, specialmente quando si è in tempo di campagna acquisti ed è fondamentale arrivare su di un giocatore prima degli altri. Espressioni come “si apprende”, “trapela”, o anche “fonti sicure sostengono” si leggono molto spesso nei commenti dei giornalisti che si occupano della Fiorentina come di altre società, e queste confidenze sono particolarmente ricercate dai lettori.

sponsored

Se non mi sbaglio nell’interpretare il senso degli eventi, tuttavia, il cambiamento che si è consumato negli ultimi due anni a Firenze è stato molto grande. Per comprendere di che si tratta dobbiamo risalire alla fine ingloriosa del primo ciclo di Corvino, con la squadra che rischia la retrocessione, l’allenatore che schiaffeggia un giocatore e che viene perciò licenziato, Corvino che si reca in Puglia per motivi personali e scopre là di essere stato fatto fuori a sua volta.

Incomincia una fase nuova, caratterizzata dall’impegno diretto di Andrea Della Valle, che assume un nuovo direttore sportivo ed un nuovo allenatore. L’obiettivo è quello di importare in Italia il calcio di Guardiola, decisione con un certo peso ideologico perché prima di allora quel calcio in Italia non era mai stato sperimentato.

Il ciclo va avanti per quattro anni, i tre di Montella ed il primo di Paulo Sousa. Ma quando il progetto incomincia a scricchiolare la strategia concorrente, incarnata da Diego Della Valle e Corvino riprende il sopravvento. Alla rivoluzione segue, come accade spesso nella storia, la restaurazione.

Corvino pazienta per un anno prima di realizzare quello che probabilmente aveva in mente sin dal principio. Alla inevitabile riduzione delle spese si accompagna la scelta di una diversa ideologia calcistica, più fisica e meno tecnica, più lineare, concreta, meno innamorata della propria bellezza barocca, fino a specchiarsi in essa.

Per realizzare il programma Corvino decide di liberarsi di quasi tutta la rosa ed assume un allenatore che gli dia garanzia di concretezza e saggezza. È a quel punto che Andrea Della Valle cede le armi. Gli auspici di Antognoni di rivederlo presto in società con un ruolo importante non sono di facile realizzazione.

Perché l’ideologia di cui si faceva portatore è stata sconfitta. È un passaggio importante, che farà felici quelli che si erano stancati di un certo modo di giocare della Fiorentina e chiedevano qualcosa d’altro, e tristi tanti altri, tra cui mi metto anch’io.

Ma il banco di prova saranno i risultati.

Aggiungi come fonte preferita su Google

Lascia un commento