Il blog di Ludwigzaller: Ambizione
30“Con la vivacità e la grazia che le erano naturali quando era lontana dagli sguardi degli uomini, la signora de Rênal stava uscendo in giardino dalla porta-finestra del salotto, quando vide vicino all'ingresso la faccia di un giovane contadino molto pallido, che sembrava ancora un ragazzo e che aveva appena smesso di piangere.
Indossava una camicia candida e portava sotto il braccio una giacca pulitissima di lanetta viola”. Il ragazzo che sta per fare il suo ingresso come precettore nella ricca casa dei de Rênal è Julien Sorel, protagonista del Rosso e Nero di Stendhal.
Suo padre lavora in una segheria. Julien punta, per ascendere nella scala sociale, oltre che sul suo aspetto, sulla conoscenza del latino, che ha imparato da un parroco, e sull’amore per le lettere. Il suo modello è Napoleone.
La sua aspirazione è diventare un alto prelato od un soldato. Sarà poi l’amore a portarlo alle soglie di un ricco matrimonio e di una sistemazione negli alti ranghi della società francese dell’età della Restaurazione. Fino alla morte sul patibolo che affronta con stoico coraggio.
Non diversamente da Julien Sorel, Federico Bernardeschi è arrivato a Torino per le visite con aria timida.
Indossava una camicia bianca ed una giacca fuori misura, le cui maniche coprivano gran parte della mano. Ma nei suoi occhi si leggeva la sensazione di essere finalmente arrivato là dove sperava di arrivare, alle soglie di una inarrestabile carriera.
Strano a dirsi anche il padre di Federico, come quello di Sorel, lavora in una segheria, e per la precisione in una segheria del marmo a Carrara. Nel corso della giornata, Federico ha preso sicurezza, vedendo le reazioni dei tifosi che lo acclamavano.
C’erano centinaia di persone ad accoglierlo.
Che dire di questa sua ingenua, stendhaliana ambizione? I tempi sono cambiati. Baggio prese male la cessione alla Juve, si incupì, rifiutandosi persino di battere i rigori. Niente del genere è accaduto con Bernardeschi.
Abbiamo appreso che a Firenze non voleva più stare, che si era affidato al procuratore da mesi perché lo portasse a Torino e solo a Torino. Intanto i giornali costruivano una sua agiografia, ricordando le umili origini e tirando in ballo persino Bettega che, avendolo visto da bambino, aveva riconosciuto in lui i crismi del vero campione.
Anche sul piano tecnico la differenza tra il ribelle Baggio e l’integrato Bernardeschi è grande.
Baggio aveva dalla sua una tecnica finissima e colpi da brasiliano tali da suscitare l’invidia e l’ammirazione di Zico, Bernardeschi ferma con minor sicurezza la palla, non sembra irresistibile nel dribbling stretto e non è abbastanza veloce nel breve per saltare l’uomo.
È invece straordinario nelle aperture e negli assist, deciso e preciso nel tiro da lontano e nelle punizioni, opportunista in area. Possiede inoltre forza fisica, resistenza nella corsa e carattere. Difficilmente potrà essere accusato di essere un “abatino”, “una “ballerina”, un “nove e mezzo” o un “coniglio bagnato” come è successo in passato a giocatori come Rivera, Antognoni, Platini e lo stesso Baggio.
La partita a Firenze con il Napoli dello scorso anno dice delle sue doti.
Con la squadra in svantaggio prende palla con rabbia a centrocampo, avanza in mezzo agli avversari e segna. In seguito trova Zarate con un assist geniale, in quella che è una delle più belle azioni dello scorso campionato. La sua posizione in campo è oggetto di controversie.
Quello che è certo è che non deve stare troppo lontano dalla porta e non sfiancarsi in copertura. Difficile al momento dire se potrà affermarsi definitivamente, nella Juventus e in nazionale. Ma certo rimanere a Firenze per lui era difficile, e non soltanto per l’ambizione divorante e la voglia di bruciare le tappe (che non è soltanto amore per il denaro), ma anche perché da queste parti non c’era nessuna intenzione di costruire una grande squadra attorno a lui.
di Ludwigzaller


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