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GdS - Guido Magherini: «Presto una via o un parco per mio figlio a Firenze. Antognoni sempre vicino a noi»

Le parole del babbo di Riccardo, morto il 3 marzo del 2014, stroncato da un arresto cardiaco, mentre era in manette

Da dodici anni una missione gli occupa la testa. Giorno e notte, tanto da diventare la sua ragione di vita. «Voglio giustizia per Riccardo», scrive la Gazzetta Dello Sport. 

Guido Magherini risponde con la voce rotta di chi combatte da anni e vive nel ricordo. Suo figlio è morto il 3 marzo del 2014, stroncato da un arresto cardiaco, mentre era in manette. «Era stato arrestato per un litigio con un tassista, aveva sbagliato ma non meritava di morire». Secondo le testimonianze dei presenti i carabinieri l’hanno immobilizzato e preso a calci. «E non hanno fatto nulla nel momento in cui ha chiesto aiuto». Guido, prima di dover affrontare tutto questo, è stato un calciatore: centrocampista o mezza punta all’occorrenza. Ha giocato nel Milan di Nereo Rocco, con Rivera e Trapattoni. La vicenda della morte di suo figlio la tormenta da oltre dodici anni. «Riccardo è una parte di me. Lo porto nel cuore e mi batto dal giorno della sua morte per avere giustizia. Sono situazioni che ti fanno sentire impotente, non sai con chi prendertela». E sente di averla avuta giustizia, finalmente? «La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ci ha dato ragione all’unanimità e ci ha risarcito. Ma ci sono voluti anni e anni di battaglie. Dall’Italia, invece, nessun riconoscimento...». Con qualcuno di quei carabinieri ha mai parlato? «No. Li ho incrociati solo al processo e non mi guardavano nemmeno in faccia. Avevano la testa china e lo sguardo basso. Ma nessuno mi ha mai chiesto scusa. E neanche ci tengo». 

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FIRENZE. Lo stadio Franchi di Firenze la domenica dopo espose uno striscione. “Riccardo Vive”. «È stata solo una delle grandi manifestazioni d’affetto che ci ha riservato il mondo del calcio nel tempo. Io ho giocato tanti anni, mio figlio per un po’ è stato nelle giovanili della Fiorentina prima di infortunarsi. Oggi non seguo più niente, però. Quello che è successo ha cambiato completamente il mio rapporto con il calcio. Ora, però, ho un obiettivo e sto per realizzarlo: a Riccardo verrà intestata una strada o un parco, qui a Firenze. Non ripaga il dolore e le tante battaglie, ma trovo sia una cosa significativa». Diceva di tante manifestazioni d’affetto ricevute, un esempio? «Giancarlo Antognoni è sempre presente per noi. È venuto tante volte a celebrazioni o eventi in cui abbiamo ricordato Riccardo. Poi vorrei ringraziare Spalletti. Luciano al tempo allenava lo Zenit e venne appositamente dalla Russia per partecipare a una messa nella Chiesa di Santo Spirito. Fu una sorpresa, ma credo faccia capire quanto anche il mondo del calcio si sia stretto attorno al nostro dramma. Poi anche la squadra della Fiorentina, la dirigenza e la società. Negli anni abbiamo sempre sentito affetto». 

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