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GdS – Dalla svolta in A all’Europa. Fiorentina a caccia di ulteriori risposte

Fiorentina in cerca di ulteriori risposte positive dopo la vittoria contro la Cremonese. Ora c'è l'Europa

Il coraggio, uno, se non ce l’ha mica se lo può dare. Ecco, la Fiorentina intrappolata nelle proprie paure pensava di essere come Don Abbondio, sprovvista di coraggio. E invece, improvvisamente e nel momento più importante della stagione, la Viola ha scoperto — o forse riscoperto — di averne parecchio. Nel successo in casa della Cremonese, idealmente la svolta di questa stagione tribolata, si è vista la vera identità della squadra di Vanoli, quella che arriva da tre lunghe corse europee e punta ad allungare la serie. Dopo aver dimostrato di valere più della lotta per non retrocedere, la Fiorentina deve ricordarsi di essere la regina della Conference League: in cinque edizioni della competizione partita nel 2021-22 con il trionfo della Roma, ha raggiunto due volte la finale e una volta la semifinale. Nessuno ha giocato più partite in questo torneo. E l’intenzione a questo punto è aggiungerne ancora. Con il Rakow Czestochowa si gioca a Sosnowiec, dove la Viola parte dal 2-1 della partita di andata al Franchi, deciso da un rigore nel recupero segnato da Gudmundsson. La cosa migliore sarebbe non limitarsi a difendere il gol di vantaggio ma cercare di imporsi, anche per confermare la ritrovata identità, scrive la Gazzetta Dello Sport.

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CRESCITA. La situazione di classifica in campionato finora ha segnato il percorso della Viola. Preda dei propri demoni, è stata quasi sempre incapace di sfruttare tutta la qualità della rosa. Ma quella è sempre stata lì, non come il coraggio che mancava a Don Abbondio. E nella vittoria dello Zini si sono viste sia la qualità sia il coraggio, caratteristiche finalmente coniugate nel modo giusto. Gli uomini e il sistema erano gli stessi, a cambiare sono stati l’atteggiamento e le scelte. Proprio all’andata con il Rakow la Fiorentina si è appiattita sulla soluzione più semplice (e inefficace): i cross. Invece contro la Cremonese i giocatori hanno preso dei rischi e sono stati premiati: un passaggio interno in diagonale in costruzione — così è nato il primo gol, messo a segno da Parisi —, una verticalizzazione rapida e rasoterra — per il 2-0 di Piccoli —, una combinazione palla a terra in zona trafficata, con tecnica, vedi il poker infilato da Gudmundsson. Il Rakow ha un’impostazione tattica simile ai grigiorossi: difesa a tre, blocco basso. La qualità del gioco esibita allo Zini può funzionare anche in Polonia. E accompagnare i risultati che certificano la crescita, forse nascosta ma costante: nel girone di ritorno, la squadra di Vanoli ha messo insieme 15 punti, tanti quanti ne hanno fatti Lazio, Roma, Sassuolo e Parma, allontanandosi dalla zona rossa. 

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OBIETTIVI. La salvezza non è ancora conquistata ma il successo di lunedì sera contro la Cremonese ha decisamente migliorato il morale e lo scenario, anche perché ora tocca alle altre dietro inseguire e fare punti. In quest’ottica, anche la Conference League può assumere un significato diverso. Da complicazione di calendario — con gli impegni incastrati in partite decisive per la salvezza — a risorsa da sfruttare, magari pure a obiettivo da centrare, come è stato nelle stagioni passate. Anche perché la platea di partecipanti al torneo resta abbordabile per una Fiorentina che sia più sé stessa. E la fiducia in se stessi eleva il rendimento. I segnali vanno proprio in questo senso. E Piccoli sta sbocciando, Kean sta recuperando (e in Polonia dovrebbe ritrovare minuti), Parisi è una scoperta come ala. Ora tocca agli altri: Ndour si è già distinto all’andata con un gran gol, Fabbian ha a disposizione un’altra occasione per sbloccarsi. Coraggio.

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