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Gazzetta - Una vita in più, come nei videogiochi. Il destino della Fiorentina in una settimana

I viola vincono all'ultimo respiro e mettono un mattoncino verso i quarti: si deciderà in Polonia, ma prima la Cremonese

Un rigore allunga la vita, come nei videogiochi. La Fiorentina ne guadagna una supplementare nell'amata, per quanto al momento inopportuna, Conference League, scrive La Gazzetta dello Sport. Gudmundsson trasforma dal dischetto con la tranquillità che continua a mancare al resto della squadra, quando l'agonica partita contro il Rakow è già nei minuti di recupero recupero, dopo essersi improvvisamente accesa appena dopo l'ora di gioco, tra il momentaneo vantaggio polacco con Brunes e l'immediata risposta di Ndour. La Viola torna così al successo che mancava dalla trasferta in casa dello Jagiellonia e continua a vivere alla giornata, come se volesse sfuggire al proprio destino invece di determinarlo. Nel giro di una settimana, molto si compirà, tra la e fondamentale trasferta di Cremona e il ritorno di coppa in Polonia.

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SOLITI DIFETTI. Almeno stavolta - a differenza dello sciapo pareggio col Parma - arrivano battiti dal cuore viola. Forse anche per i sei cambi che Vanoli propone rispetto al campionato. La Fiorentina ha voglia e il Rakow si dimostra presto molto meno temibile rispetto allo Jagiellonia, che era venuto al Franchi causando terrore al popolo viola. Dopo una discesa di Pienko al 3', la squadra di Tomczyk raggrinzisce il 3-4-3 in un blocco unico nella propria metà campo. Così però non fa che alimentare il difetto della Fiorentina, che è sempre lo stesso: lungo e lento possesso palla, aggiramento da una parte all'altra, cross. Mai un'imbucata, un centrocampista o la punta che vengano incontro per cercare una combinazione centrale: dovrebbero pensarci Fabbian, stavolta più mezzala che seconda punta, o Fazzini, ma uno ha sempre l'unico istinto di attaccare la porta, l'altro parte da sinistra ma lì si ferma, calpestando la linea ed entrando di rado negli angusti quartieri della trequarti. Manca il coraggio di provare il passaggio tra le linee, di assumersi un rischio in più. Ma per chi convive con la paura da troppo tempo forse è chiedere troppo. Dopo un tacco di Gosens in avvio - il portiere Zych vola all'incrocio -, la Viola ristagna a 40 metri dalla porta senza sapere bene come arrivarci. Ha comunque un'occasione limpidissima appena prima della mezz'ora: Parisi, l'unico che con le sue serpentine esce dal monotono giro palla, svicola sul fondo a destra e ispira Fazzini, che al volo riesce nell'impresa di calciare alto.

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SCHIAFFO. Tutto qui, la Fiorentina non si scuote. Serve lo schiaffo, che Brunes ha in canna. E arriva all'ora di gioco: sponda aerea di Makuch, il norvegese supera di slancio un Comuzzo troppo passivo e deposita comodamente alle spalle di Christensen. Perlomeno, lo shock risveglia la Viola, che risponde subito: su insistenza di Mandragora che lo chiama al tiro, Ndour dal limite calcia al volo all'incrocio e rimette la contesa in parità. È il momento da sfruttare. Ma Piccoli proprio non morde. Il vice Kean corre, si sbatte, porta via palla a Racovitan e vola tutto solo verso la porta. Prepara il sinistro ma ha troppo tempo per pensare. Anche paura, forse. Traversa. Gli ingressi di Harrison, Gudmundsson e Dodo sanno di voglia di vincere. E finalmente una combinazione al limite: Gud, Fabbian, Piccoli, altro tiro alto del centravanti. La sostituzione con Braschi è chiamata. Ma la sensazione di poterla vincere pare sfumata. Poi, al 90', l'ennesimo cross di Dodo sbatte sul braccio di Ameyaw giusto sulla linea corta dell'area. Rigore, Gud, una vita supplementare.

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