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Gazzetta - Prendiamoci mezza America. Kean e Retegui guidano l'Italia con l'Irlanda del Nord

Stasera a Bergamo la semifinale playoff per il Mondiale. Titolare il centravanti viola, un dubbio per Gattuso

Un po’ d’invidia è inevitabile verso Francia e Brasile che si sfidano stasera in una delle vecchie, care e ormai rarissime amichevoli di lusso con la testa oltreoceano. Noi no. Noi ancora dobbiamo conquistare un Mondiale che ci ha regalato notti meravigliose e ricordi indelebili, ma da un po’ ci respinge con sdegno. In altri tempi quella con l’Irlanda del Nord sarebbe stata una partita «per prepararsi al Mondiale». Contro i nordirlandesi, assenti dal 1986, e non certo una potenza soprattutto lontani da Belfast, ci giochiamo mezza America. A questo punto alibi (la Norvegia), colpe, ct e predestinazione non hanno più importanza. Conta solo prendersi il Mondiale, scrive La Gazzetta dello Sport.

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PAURA E LINEA BASSA. Ha ragione Gattuso: parliamo di Bergamo, non di Cardiff e Zenica, applichiamo una memoria selettiva. Nel 2022 la testa era colpevolmente già al Portogallo, senza però aver fatto i conti con Trajkovski. Quel drammatico ko ha lasciato schegge di paura, ma è anche una lezione. Visto che Alcaraz può perdere con Korda, e l’Italia con la Macedonia del Nord, guai ad aver già vinto. Non sarà uno scherzo. Oggi soltanto in Champions assistiamo puntualmente a goleade, ma i club si allenano tutto l’anno, mentre le nazionali si ritrovano dopo quattro mesi e qualsiasi discorso tecnico-tattico lascia il tempo che trova. A meno che a Belfast non abbiano escogitato chissà quale strategia, la partita sembra di totale decifrabilità: loro non pensano neanche a tener palla, con un possesso medio sul 30 per cento, si chiudono con due linee affollate e fisiche non irreprensibili, lottano su ogni pallone come se fosse vita o morte, e ripartono con lancioni e corsa. In più sono maestri sui palloni lunghi in area, da piazzati o meno. 

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DA GOL. Siamo, antistoricamente, una squadra da gol. Anche con le piccole non eravamo abituati alle abbuffate, il nostro capocannoniere è ancora Gigi Riva dagli anni 70. Nelle sei partite di Gattuso, invece, abbiamo segnato 19 gol, di cui 14 nel secondo tempo (7 nell’ultimo quarto d’ora, 4 oltre il 90’). Con lo stesso senso antistorico, abbiamo preso 4 reti da Israele e 4 dalla Norvegia in 90’: quando mai? Gattuso ha scelto il 3-5-2, non il suo sistema ideale, perché questo può permettersi: una squadra che deve chiudersi meglio e non ha abbondanza di esterni a quattro. La forza sono Donnarumma top mondiale, Calafiori difensore-play, Tonali tuttocampista da Premier e la coppia d’attacco Kean-Retegui che, in questo ciclo, ha infilato 9 gol (4 il viola, 5 l’italoargentino). In più, Pio Esposito che a vent’anni ha sensibilità da veterano e senso della posizione unica. E poi Raspadori dai mille ruoli. Davanti al portiere del City ci saranno Mancini e Bastoni (unico dubbio, alternativa Scalvini) con Calafiori. Esterni Politano e Dimarco, in mezzo Locatelli, Barella e Tonali. 

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