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Gazzetta - Più che una resurrezione è una liberazione. Il 'tiro da tre' di Fagioli avvicina la salvezza

Una Viola remissiva subisce a Verona, si aggrappa a De Gea e infine alla giocata di Fagioli, che pesca il jolly e regala i tre punti

Più che una resurrezione è stata una liberazione, scrive La Gazzetta dello Sport. La Fiorentina scarta l'uovo di Pasqua in anticipo e dentro ci trova il tiro da tre punti di Nicolò Fagioli, unico giocatore viola a calciare in porta nella partita del Bentegodi. Il dolce arriva in fondo a una partita che il Verona avrebbe meritato di vincere, per quanto ha creato e per come l'ha interpretata. Però, come ricorda Paolo Vanoli, i punti contano più dell'estetica e la classifica ora dice sestultima posizione e +5 sulla zona rossa, in attesa dei match di oggi e lunedì.

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JOLLY. I numeri sono una bella consolazione: 23 conquistati sui 32 totali nel 2026 e quarta gara consecutiva in campionato senza sconfitte. La prestazione invece è rivedibile e le cifre aiutano a comprendere ciò che è successo in campo: basta dire che De Gea ha fatto 8 parate, fermandosi a un passo dal suo record in A, 9, e il Verona ha chiuso con 18 tiri totali. Il calcio però è questo e la Fiorentina lo sa bene, visto che spesso è stata punita nel finale. Stavolta ha giocato peggio e in una delle sue versioni più grigie dell'era Vanoli deve ringraziare, oltre a De Gea, la poca concretezza dell'Hellas e la qualità di Fagioli, che pesca il jolly a una manciata di minuti dalla fine. Un gol contestatissimo dal Verona, perché sull'azione del vantaggio l'arbitro Guida ha prima interrotto il gioco e poi fatto battere la rimessa dal punto sbagliato.

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REMISSIVI. Per l'Hellas, sempre più zavorrato in ultima posizione con il Pisa, è buio pesto: il cambio di guida tecnica non ha dato la scossa, portando 4 punti in 8 match. Eppure la squadra di Sammarco ha poco da rimproverarsi, ci ha messo l'anima creando problemi soprattutto a sinistra, dove si muovevano Bernede e Belghali. Da quella parte la Viola ha patito di più sull'asse Comuzzo (adattato da terzino destro)-Harrison. Le tante assenze (Dodo, Mandragora, Fortini, Solomon e Parisi più Brescianini acciaccato in panchina, entrato nel finale) non bastano per spiegare l'atteggiamento troppo remissivo della Fiorentina, partita col solito modulo 4-1-4-1 e con Kean titolare ma con la tibia ancora in disordine e la testa alla disfatta di Zenica: una traversa di Fagioli (il migliore) all'alba dell'incontro e poi nulla più, fino al guizzo a un soffio dal gong.

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LA VINCE IL SINGOLO. Vanoli aveva provato a creare spazi accentrando Gudmundsson e allargando Ndour a sinistra, ma Sammarco è corso ai ripari mettendo Akpa Akpro sull'islandese, finito sotto la doccia in anticipo insieme a Suslov, puniti per essersi strappati la maglia a vicenda. Vanoli le ha provate tutte, passando nella ripresa prima al doppio centravanti con l'innesto di Piccoli e poi al 4-3-3 con Fazzini, ma la differenza l'ha fatta la giocata di un singolo. Il tecnico del Verona è rimasto fedele alla difesa a tre, ma dopo l'espulsione si è giocato il tutto per tutto con tre punte, Sarr, Bowie e Mosquera, costringendo la Viola a schierarsi a cinque con l'inserimento di Rugani. Non è bastato, la Viola si godrà la Pasqua ma senza stravizi, perché giovedì affronterà il Crystal Palace a Londra nei quarti di Conference League.


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