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Gazzetta - Una Fiorentina coraggiosa vince e spaventa il Palace. Ma non basta: addio Europa

La squadra di Vanoli non riesce nella rimonta: pesa il gol di Sarr in apertura, ma nella prova dei viola c'è tanto orgoglio

Alla fine sono mancate le forze e le risorse per completare il tentativo di rimonta, scrive La Gazzetta dello Sport. Un tentativo iniziato da lontanissimo per la Fiorentina, perché il 3-0 di Londra si era ulteriormente aggravato con un altro gol di Sarr a sbloccare la gara di ritorno a favore del Crystal Palace. Ma almeno stavolta i viola hanno giocato una partita coraggiosa, come aveva chiesto il loro allenatore.

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A SPECCHIO. Memore degli squilibri di Londra, Vanoli ha ridisegnato il suo undici iniziale, ritoccando il sistema di base. Con un 3-4-2-1 molto più marcato - anche all'andata lo sviluppo aveva portato a questa disposizione, ma con Dodo marcatore fuori ruolo -, la Viola ha deciso di mettersi a specchio dei londinesi: dunque duelli uomo contro uomo, contando sulla grinta e sulla voglia di non lasciare l'Europa e sperando che la tecnica affidata ai piedi di Gudmundsson e del rientrante Solomon potessero fare la differenza. Sulla carta un'idea rischiosa, vista la cilindrata superiore di una squadra che gioca la Premier. E infatti l'inizio è tremendo: Munoz liberato in solitudine a destra da uno sfondamento di Sarr calcia a lato. È sulla corsa degli esterni che la Fiorentina soffre. E in ripartenza cade: Mitchell scappa a sinistra, Sarr fa viaggiare Munoz e poi ne riceve sulla testa il cross dello 0-1.

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REAZIONE. La mazzata, però, non stende la Fiorentina. Gud è in palla e lo dimostra con un tunnel a Wharton, Solomon ha il ritmo da Premier che manca a destra a Harrison e con due conclusioni impegna Henderson. Purtroppo manca l'inventiva di Fagioli, opaco nella distribuzione - da un suo filtrante fiacco scaturisce la ripartenza del gol inglese - e sostituito dopo un tempo, e Piccoli per quanto si sbatta non è Kean per capacità di resistere al confronto fisico con i centraloni del Palace. La squadra di Glasner però non è arrembante come a Selhurst Park: la pressione avanzatissima è meno coordinata e una volta saltata quella, le Eagles sono vulnerabili come può esserlo una squadra della parte destra della classifica, sia pure quella inglese.

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ADDIO EUROPA. A prendere i compagni per mano è Mandragora - uno che, per dire, c'era ad Enschede, all'inizio della moderna storia continentale della Viola. Si guadagna lui il calcio di rigore - fallo di Canvot trasformato con tranquillità da Gudmundsson alla mezzora del primo tempo - ed è lui a prendersi la regia nella ripresa, quando Fagioli è costretto a lasciare spazio a Ndour. Proprio l'azzurrino accende il Franchi a inizio ripresa con un destro radente all'angolino: Fiorentina avanti. Il Palace si spaventa. Lucra secondi ogni volta che il gioco è fermo. In più, Glasner ha perso presto per infortunio Wharton, il ragazzo che chiama i tempi di gioco, Lacroix, il leader difensivo, e il centravanti Mateta, fuori dopo 45'. E allora niente più pressing avanzato né ripartenze ma solo protezione dell'area. Chili e centimetri diventano un muro per la Viola, che accusa con il passare dei minuti l'alta intensità della partita. Gud e Solomon escono stremati, al loro posto Fabbian e Fazzini (con Balbo e Kouadio per Gosens e l'incertissimo Comuzzo), ma così la qualità del gioco precipita. Dalla trequarti spariscono le idee, l'ultimo debole colpo di testa di Piccoli su cross di Harrison è il simbolo della resa. Addio Europa, ora la salvezza.


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